sidralake: (fangirl)
[personal profile] sidralake
Cow-t, settima settimana, M7
Prompt: Immortalità
Parole: 785
Non riletto....



Quando in casa non ci sono né il signor Colt né Nathaniel, a tenere il comando è Dorothea. In realtà, anche quando loro sono presenti le redini dei due appartamenti sono in mano alla ragazza del Dorset. Non c’è una regola fissa e non riguarda il fatto che sia l’unica donna tra quelle quattro mura. Semplicemente, Dorothea ha il cosiddetto polso di ferro.

Quando il signor Colt risponde alla chiamata del campanello d’ingresso, andando ad aprire, Dorothea interviene prima che riesca a dire sì, prego al « Posso entrare? » di Blanca.

La maschera di gelida arroganza della diurna si incrina un po’ di fronte alla presenza di Dorothea, stagliata sulla porta a mo’ di bastione. Il signor Colt la rimprovera per il comportamento maleducato, ma quando lei dà a intendere di non starlo a sentire, l’anziano padrone di casa se ne va borbottando invettive all’indirizzo di tutti i campagnoli privi di bon ton.

Blanca Rozas sa di non poter varcare la soglia senza invito, ma non rinuncia alla minaccia.

« Non ci tieni così tanto al tuo irritante incarnato colorito, piccola impertinente » fa schioccare la lingua e i suoi canini sono ben in vista tra le labbra rosso-brunite.

Nonostante ci sia poco meno di un passo a dividerle, la biondina non tentenna, sicura che la cornice della porta non la tradirà.

« Non sei la benvenuta. Gira i tacchi »

Blanca non perde troppo savoir-faire. Nota in movimento in fondo al corridoio e sorride compiaciuta. Dorothea stringe la presa sullo stipite e vorrebbe chiuderle la porta sul naso. Non sa perché non lo faccia.

« Dovresti lasciar decidere a chi di diritto, se sono la benvenuta. Non è affar tuo » e mentre lo dice non la guarda, perché ha lo sguardo incatenato all’alta figura che si sta apprestando dietro di lei. Sorride, di un sorriso ferino e rassicurante come un jinx che si impossessa di un gatto.

All’Assistente del Mago - il quale è in ritardo e Dorothea non glielo perdonerà - tutta quella aperta boria irrita più di qualunque altra cosa, perché la fa sentire minuscola e impotente. Soprattutto quando si tratta di Rafael - che lo sente, è dietro di lei - come se fosse una proprietà. Non sa perché senta il dovere di difenderlo, quando a conti fatti lo trova più irritante di Blanca.

« In questa casa non metterai piede » ribadisce ferma.

« Disse la carne che già puzzava di putrido » cantilena la diurna in un tono goliardico e affettato.

La biondina le sbatte davvero la porta in faccia, con una tale violenza che l’intera parete in cui è incassata pare tremolare.

« Mi devo preoccupare se inizi a prendere le mie difese? » è la prima cosa che esce di bocca a Rafael. Nonostante siano parole sfacciate, il suo tono non lo è. Ha qualcosa che non è suo, e che suona molto come un’incertezza atona. Granelli di sabbia così abituati a cadere dalla parte alta della clessidra a quella bassa che ormai non si stupiscono più di niente. Non provano più a rompere i confini di vetro e liberarsi dalla prigionia.

Dorothea lo ha capito molto tempo fa che Rafael e Blanca condividono molto più dell’appartenenza a una stessa razza, o una relazione del passato. Lo sa che loro due davanti a loro hanno solo l’immortalità e che lei è come carne putrida perché le sue prospettive di vita sono come uno scialbo tramonto a paragone di una notte senza fine.

Ma finché respiro non permetterà a Blanca Rozas di mettere le mani addosso a Rafael. Non se con la sola presenza la diurna è capace di renderlo una specie di automa quasi sopportabile.

« Non ti potrai mettere in mezzo per sempre, piccola impudente. Non hai tutto questo tempo » sibila Blanca attraverso il legno della porta, come un serpente a sonagli.

L’Assistente del Mago è troppo arrabbiata per rimanere ferita dalla frase. Sta guardando Rafael come se fosse colpa sua - e non è così? - e quest’ultimo ha distolto lo sguardo invece di ricambiarlo con uno dei suoi molto maliziosi e altrettanto irritabili. La presenza tossica di Blanca non l’ha ancora abbandonato.

« Visto che hai tempo per aspettare, puoi ripassare tra cinquant’anni Blanca: perché prima troverai sempre me tra te e questo idiota »

Detto questo, con le guance chiazzate di rosa e seguita dallo sguardo sconvolto di Rafael, Dorothea se ne va in cucina a preparare il tè maledicendo sé, i suoi stupidi sentimentalismi e l’assenza del Mago che non l’ha fermata dal promettere il resto della sua vita all’essere che più di tutti non sopporta.

La smorfia delle labbra di Rafael parla per il suo essere piacevolmente sbigottito.

April 2017

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