sidralake: (fangirl)
[personal profile] sidralake
Cow-t, settima settimana, M3
Prompt: Falsità/Verità
Parole: 3277


Marine Ford




Non c’era un orario in cui per i corridoi di Marine Ford qualcuno non corresse per recapitare messaggi, lettere, ordini, buone o cattive notizie. Troppo spesso sembrava di stare nella piazza del mercato, con cicalecci continui, pettegolezzi e gente che sbriciolava in giro spuntini fuori dai pasti.
Diverse zone dell’austera fortezza avevano ambienti fin troppo rilassati, ma esistevano anche livelli o uffici dove il rigore e il silenzio vigeva a regola punibile. Un esempio era lo studio di Tsuru, in cui era tassativamente vietato alzare la voce, pena essere stesi fuori da una delle finestre e venire derisi dalle segretarie; al terzo piano, nelle aree dei dormitori, fare casino equivaleva a ricevere un pestaggio di gruppo, indipendentemente dal grado o dalla sezione; un altro luogo era quello in cui Lewis Gulius Armstrong stava sostando dalle sei di quella mattina.
Era forse al diciottesimo, diciannovesimo piano, aveva perso il conto salendo le scale sbadigliando. Si era portato dietro un cappuccino addolcito da cinque cucchiaini di zucchero grezzo e aveva avuto tutto il tempo di berselo e annoiarsi a morte in attesa.
Erano quasi le otto quando una segretaria in tailleur verde bottiglia gli si era avvicinata timida e titubante.
Lewis, ruminando lo stecchino per la bevanda tra i denti e il bicchiere di polistirolo mezzo ciancicato in mano, le rivolse un sorrisetto da repertorio con i suoi begli occhi blu pieni di una amabilità che era lungi dal provare, ma che ostentava alla perfezione.
« Sì? Posso fare qualcosa per lei? »
La prese in contropiede. La donna si torturò le dita con cui teneva la valigetta da lavoro, guardando lui e poi la scrivania che li separava.
« Ecco… di solito sono io a fare questa domanda » celiò stentata, con un sorrisetto grazioso e scusante. Indicò con una mano guantata la sedia su cui il Capitano di Vascello era spaparanzato da due ore. « Q-quello è il mio posto »
Armstrong ebbe la decenza di tirare giù gli stivali e mettersi composto, senza perdere la bella espressione birichina.
« Chiedo scusa » disse facendola passare. « Si gode un ottimo panorama da qui, Signorina…? »
« Ardelia » rispose subito, per poi squadrarlo in cerca di qualche squilibrio o tic le fosse sfuggito. L’unico panorama dalla sua scrivania era la sequenza di porte serrate lungo i lati del rettangolo del piano. Pareti bianche fino a metà e poi color navy fino al pavimento di parquet scuro. L’unica finestra lì era piccola e non si riusciva neanche a vedere il mare.
Ardelia lo invitò ad accomodarsi di nuovo, in un posto più consono, e lui scelse l’angolo della scrivania, sfidandola col sorriso gentile a dirgli qualcosa. Ma la segretaria era avvezza e si era arresa a certi comportamenti e costumi tra quelle mura.
« Ha un appuntamento? »
« Con nessuno dei signori che lavora qui, Ardelia » rispose Lewis, facendo una panoramica dei nomi scritti sulle targhette. « Ma mi hanno riferito – con molta poca collaborazione, ci terrei a precisare – che chi cerco è spesso da queste parti. Tentare di acchiappare un’anguilla non è facile, sa? »
Di nuovo, la donna sperò di vedere presto segni evidenti di pazzia e sentirsi in diritto di chiamare uno degli addetti alla sicurezza.
« Mi permette di chiederle- »
« Chi cerco? Il Vice Ammiraglio Shirami, lo conosce? »
Lewis non si perse un movimento della strana reazione della segretaria: si rizzò sulla sedia, il suo sguardo divenne vacuo per un istante, e poi si riscosse, tastandosi un orecchio. Tornò a sorridere, tenera e servizievole come prima.
« Certamente. Il Vice Ammiraglio passa spesso per parlare con il Sovrintendente Mouke. Il Lunedì arriva tra le dieci e le undici »
« Che fantastica notizia » commentò a denti stretti il ragazzo, notando che l’orologio segnava le otto e otto.
Sotto lo sguardo prima curioso e poi allarmato della segretaria, Lewis si alzò dalla scrivania, si slacciò il gilè e sprofondò nel divano, sdraiandosi. Agguantò i due cuscini ordinatamente sistemati, li sprimacciò dietro la testa e completò l’operazione “attesa” acchiappando una rivista a caso e aprendosela sul volto. Incrociò le braccia, ci ripensò e agitò una mano verso una sbigottita Ardelia, bofonchiando:
« Non si disturbi a svegliarmi quando arriva. Voglio fargli una yawn… sorpresa »
E si addormentò.



La pennichella durò due orette, ma a svegliare il Capitano Armstrong non fu l’arrivo di Shirami, ma la piccola Lumaspia al polso del ragazzo.
Masticando qualche impropero, Lewis si tirò a sedere stropicciandosi gli occhi e gettando un’occhiata all’orologio della parete. Le dieci e dieci e un noioso blblblbl di sottofondo.
Ardelia non c’era, ma qualcuno stava starnazzando da dietro una delle porte con targhetta.
Il moro accettò la chiamata borbottando un Pronto che era tutto una barzelletta.
Gli occhietti della lumachina si fecero serissimi e dal taglio a mandorla.
« Senchou, dove si trova? »
Il tono della domanda era limpido, chiaro e così accusatorio da far vergognare anche il più innocente di qualsiasi cosa.
Lewis roteò gli occhi, per niente toccato dal rimprovero insinuante del suo secondo, il Tenente Nira Nira Na.
« Nacchan, buongiorno » giocò sullo stesso piano, allungando le gambe nei pantaloni scuri dal taglio elegante e sfiorando tra loro le scarpe di vernice nera. « Sono a farmi gli affari miei. Cosa c’è? »
La giovane dall’altro capo dimostrò un’altrettanta glaciale compostezza.
« C’è che il nuovo Sergente Maggiore, Gwyn Lionheart, ancora non si è vista »
Seguì un momento di pausa in cui il Capitano di Vascello fissò la parete con cruccio.
« … e quindi? » rispose infine.
« Me lo dica lei. Doveva essere qui per le nove e sbrigare le pratiche per la registrazione a bordo, i documenti d’imbarco, stabilire le sue mans- »
« Nacchan grazie della ninna nanna, ho capito »
« Cosa faccio? »
Lewis abbandonò la testa sullo schienale del divano, sparpagliandoci e scompigliandosi a sua volta i capelli corvini.
« Entra in qualche ufficio e chiedi spiegazioni. Prenditela con qualcuno. Arrabbiati. Sii spietata, ti riesce tanto bene. Magari fai quelle tue mosse di kung fu » blaterò mimando qualcosa di ridicolo sapendo che lei non l’avrebbe visto. Poi parve riprendere un attimo di serietà. « Forse… hai visto se c’è uno Sportello Reclute Scomparse? »
« Senchou, ha mandato giù un limone o ha morso qualcuno ipoglicemico? »
L’ironia pungente prima gli strappò una smorfia, dopo un pensiero sulla sua situazione penosa.
« Peggio Nacchan »
« Si tratta della sua fidanzata? » chiese l’orientale con un tatto pari a una martellata sulle dita.
« Brya – nel mordersi la lingua Lewis cacciò una maledizione a tutto e tutti – Brienne non è la mia fidanzata »
Come parlare a un muro sordo. O a un sordo col calcestruzzo nelle orecchie. O al Tenente Nira Nira Na.
« La stalkera tutti i giorni » fu l’ovvia risposta del suddetto tenente, e Armstrong si chiese che razza di concetto di relazioni amorose avesse. « Vuole che vada all’ufficio legale visto che siamo qui alla Base? Posso chiedere un’ordinanza restrittiva »
Immaginarsi due avvocati incravattati e spocchiosi recapitare il suddetto ordine restrittivo all’Erede del Re dei Pirati fu abbastanza comico da produrre un verso strozzato nella gola del Capitano di Vascello.
« No, lascia perdere. Brienne non c’entra » bofonchiò e nel mentre voltò la testa sentendo passi giungere dalla rampa di scale. Assottigliò sia vista, concentrato, che udito. Due sequenze di passi distinti. Da uomo e tacchi da donna. Voci sottili, una con un accento particolare. L’altra che lo catapultò indietro di quattro anni, all’Incidente di Salmoa. Non represse un fremito fedifrago, ma nemmeno un ghigno. « Nacchan senti, fa una cosa: prendi il fascicolo di… come si chiama il nuovo Sergente? »
« Gwyn Lionheart »
« Ecco, lei, prendi la sua foto e sguinzaglia i nostri uomini a cercarla »
« Sono in licenza fino alla partenza. Gliel’ha promesso quando siamo sbarcati »
Lewis fremette di nuovo ma spazientito, distogliendo l’attenzione dai passi sulle scale.
« Dei del mare, Nacchan, raccatta l’Uomo di Latta e risolvetevela! Io ho da fare »
« E se il lumacofono nella sua cabina continua a trillare come ha fatto finora? Rispondo? » perseverò la ragazza, e gli occhietti della lumaspia ebbero un guizzo di sadismo.
« NO! » sfuggì al moretto, che si era alzato e la sua concentrazione era volta a ricevere l’arrivo di Shirami. « Ignoralo. Cioè, ignora lo snail. Con Brienne me la vedo io più tardi. Cia- »
« Aspetti. Un’ultima cosa » e volutamente fece scorrere due secondi di troppo prima di riprendere. « Sa che nelle infermerie della Base gli ansiolitici li danno anche senza prescrizione? Ci faccia un pensiero. La aspetto sulla Nightfall »
E la chiamata cadde senza dargli il tempo di mandarla a quel paese perché dal corridoio sbucarono i due di cui aveva origliato l’arrivo.
Per Lewis fu come dimenticarsi di tutto. La telefonata appena avuta fu spazzata via dalla vista dell’uomo che aveva contribuito a rovinargli la vita.
Shirami.
Era identico a come se lo ricordava, folle come nei suoi sogni. Aria da uomo che ne aveva viste molte e troppe ne aveva fatte. Capelli brizzolati, età indefinibile, occhi nascosti da lenti scure come se guardare il resto del mondo gli facesse schifo. Vestito di tutto punto, stava parlando con una donna mozzafiato e non dava segni di averlo né visto né preso in considerazione.
Questo fece indispettire Lewis, i cui argini interni stavano cedendo alla pressione dei ricordi e delle sensazioni che quel bastardo gli aveva lasciato addosso. Tracce indelebili di paura. Come se perdere sua madre una settimana prima del suo sbarco a Salmoa non lo avesse tramortito abbastanza, quel verme di Shirami aveva fatto a brandelli il resto della sua famiglia, rendendo Bryan e sua sorella due ricercati e spedendo lui tra le braccia della Marina e di suo nonno Ottavio.
Se avesse scoperto che era anche coinvolto nella scomparsa di Bonnie nulla lo avrebbe fermato dal mettergli le mani al collo.
Non era più un ragazzino piagnucolante vittima degli eventi. Se aveva accettato di diventare un mostro era stato spinto anche dall’idea di essere pronto a rivederlo, a ricambiarlo.
Peccato che non fosse notte e quella parte di sé dormisse.
Ma era relativo in quel momento.
Si schiarì la voce con un plateale colpo di tosse. Aveva imparato anche a recitare negli anni.
« Vice Ammiraglio Shirami! Finalmente! » esordì serafico, interrompendo la fitta conversazione tra i due.
Lewis si avvicinò con passi morbidi, disinvolto, e disgustando se stesso afferrò la mano dell’uomo stringendola ferrea e chiudendola con l’altra, in un gesto colloquiale. Aggiunse un sorriso affettato e lucente, da perfetto commediante. « Quanto tempo! La aspettavo, non sa che fatica trovarla »
La sorpresa fu minima, di questo gliene diede atto. Shirami non era tipo da essere preso contropiede. Fu serio e composto in un baleno e non fece nulla per sfuggire alla presa del minore, rincarando a sua volta la stretta. Ma Lewis non aveva alcuna intenzione di farsi intimorire o smontare, così perseverò nella farsa.
« Immagino non si ricordi di me, sarebbe da sciocchi pretenderlo. Fu un giorno caotico e frustrante per tutti e poi è passato così tanto tempo… »
« Chi è tu? »
Lewis non si aspettò la morsa della donna che accompagnava Shirami. Le unghie laccate di rosso affondarono nel suo braccio, mettendolo allerta. Fargli male era difficile, ma quella tipa ci stava riuscendo senza sforzi. Più di tutto fu il profumo che emanava, dolciastro come veleno, a fargli perdere parte della sua aria scenica.
« Katerzyna da brava, lascia stare il ragazzino » la blandì il Vice Ammiraglio carezzevole.
Eccolo di nuovo il brivido maledetto che Armstrong seppellì sotto un’abbondante dose di self-control e un sorriso fintissimo di scuse. Come ingoiò l’appellativo riduttivo nei propri confronti.
« Mi spiace signorina, mi sono intromesso con la chiara intenzione di soffiarle l’accompagnatore e non intendo desistere »
Il malcontento sul viso della donna era spaventoso. Dava l’idea chiara di essere una a cui i “no” non piacevano.
« Non hai qualcuno di cui occuparti mia cara? » si intromise di nuovo Shirami, che nel frattempo aveva ampliamente studiato il loro seccatore facendosi due conti. « Passerò da voi più tardi per vedere i progressi »
Katerzyna Romanov non fece nulla per mascherare il fastidio di essere cacciata. Girò i tacchi e percorse il corridoio borbottando nella propria lingua madre cose che perfino Lewis capì essere insulti. Furono come foglie portate dal vento, un sottofondo dimenticato in fretta.
Lewis trattenne sulle labbra lo stesso sorrisino amabile, ma di nuovo l’attenzione di Shirami fu distratta da altro, ossia dal ritorno della segretaria di Mouke.
« Ardelia » esordì galante e spinoso, da far venire la pelle d’oca. Fu una scena rapida, come una commissione veloce. Si avvicinò alla donna tornata con alcuni fascicoli tra le braccia e che lo fissò colorandosi di rosso, soprattutto nel notare come il fratellastro dell’Erede li osservasse. Tuttavia non si sottrasse alle premure né al gesto intimo con cui Shirami si chinò al suo orecchio per sussurrarle qualcosa.
Per la seconda volta, Lewis osservò una reazione inconsueta. Una specie di blackout negli occhi di lei, seguiti da una ripresa ancora più imbarazzata. In poco meno di due secondi la donna si defilò lasciandoli soli.
« Non ha letto il memorandum della vecchia Tsuru sulle molestie in ufficio? Se si viene a sapere che importuna una segretaria finirà steso da qualche parte »
« Oh, non le faccio nulla di male. La dolce Ardelia ha la sfortuna di avere ben altri scocciatori, come il Sovrintendente Mouke, che ci considera tutti topolini da circo. Non mi stupirei se un giorno la sua mansueta segretaria gli si rivoltasse contro in un raptus. Insomma, chi è che prima o poi non cede al desiderio di liberarsi del proprio capo? Ma l’ubbidienza e la morale sono guinzagli da cui è difficile sottrarsi… non senza qualche buon consiglio di tanto in tanto. Una spintarella per appagare i propri desideri »
Quando Shirami lo fissò negli occhi, Lewis seppe che avrebbe voluto mettere quanta più distanza possibile tra sé e quell’uomo subdolo. L’ultima persona al mondo a cui avrebbe dato un mantello con le lettere d’oro di Giustizia. E detto da lui, che aiutava l’Erede a cavarsela, era molto.
« Ci siamo già visti da qualche parte anche se sei giovane, ma dove? »
Avrebbe voluto continuare a tenere una maschera di cordialità, ma un fastidioso prurito alla nuca lo stava distraendo.
« Quattro anni fa a Salmoa » rispose nonostante la mascella serrata. Lo disse come una sentenza, un capo d’imputazione di cui avrebbe voluto sentire il verdetto di colpevolezza.
Scintillò qualcosa oltre le lenti scure che Shirami si tolse, come se lo sfregio fosse vederlo meglio.
« Oh. Ricordo » asserì maligno e teatrale quanto lo era stato Lewis all’inizio. « Eri quel povero ragazzino coinvolto nella caccia ai nipoti del Re dei Pirati. Dobbiamo averti spaventato tanto, ma purtroppo ho saputo solo in seguito della tua parentela con il Vice Ammiraglio Armstrong. Sono dispiaciuto di averti sparato addosso »
Sei dispiaciuto di non avermi ammazzato, stronzo.
Se la falsità aveva un secondo nome, quello era Shirami. Un ribrezzo da rivoltare lo stomaco colse Lewis, ma non si tirò indietro.
« Errore comprensibile, mio nonno non si è mai vantato molto di me in giro » ironizzò col fiele nelle vene. Mai come in quel momento avrebbe desiderato essere Bryan. Lui le situazioni come quelle le risolveva seppellendole. Letteralmente, sotto metri di terra.
« Tuo nonno forse no, ma tua madre sì »
Il respiro nel petto del ragazzo si arrestò in quel momento esatto. Stordito come se qualcuno gli avesse dato due schiaffi in simultanea, qualcosa si incrinò in tutti gli schemi mentali di Lewis. L’unica variabile che in quelle ore di attesa non aveva minimamente calcolato. Che non calcolava mai, perché era un tabù.
Sua madre.
Giulya Ottavia Armstrong.
« Sorpreso? La conoscevo. Lavorava anche lei sotto il comando del Sovrintendente Mouke all’epoca » ridacchiò Shirami con una simpatia pericolosa. « Che tragedia il suo naufragio. La Marina ha perso una marine valida e coraggiosa e tutto per un malfunzionamento che poteva essere evitato »
Sentiva che continuava a parlare, ma Lewis non lo ascoltava. Non le parole perlomeno, ma l’intonazione, la derisione sottile e sibillina.
Il suo istinto notturno ruggì dentro di lui. Ebbe un inconscio scattò alle dita, che artigliarono l’aria, e avrebbe voluto così tanto dilaniarlo. Un desiderio così rozzo eppure appagante da fargli tremare le vene nei polsi.
« … ma immagino che tu non sia qui per rivangare tristi ricordi, dico bene, ragazzo? Cosa posso fare per te? » lo riscosse lezioso, allargando le mani in un gesto disponibile e incoraggiante.
Lewis chiuse gli occhi e si umettò le labbra per rimettersi in quadro. Non ci voleva molto a capire quanto l’uomo stesse giocando.
« Può dirmi cosa sa della Sezione 92 della Marina e del loro recente arresto » sibilò iracondo.
Almeno ottenne di far corrucciare la fronte a Shirami. Prima ancora un guizzo intorno agli occhi gli disse di aver fatto centro. O quanto meno di essersi avvicinato.
Bryan aveva ragione. Shirami doveva essere coinvolto nel rapimento di Bonnie.
« Non credo di poterti aiutare. Non ho mai sentito parlare della Sezione 92, e ora che mi ci fai pensare non- »
« Non esistono sezioni dalla 90 alla 99. Non ufficialmente, almeno. Lo sa che nella Sezione 98 sintetizzano Frutti del Diavolo e li testano su volontari? »
Alfiere mangia Torre. Lewis riacquistò un poco di sicurezza, giocandosi finalmente la sua pedina.
Sottoporsi a un esperimento tre anni addietro stava dando i suoi risultati.
« È una novità » replicò asciutto Shirami, senza battere ciglio.
Come no, avrebbe voluto dire Lewis.
« Sono sicuro che se la Marina realizzasse l’arresto di qualche figura cardine della pirateria vorrebbe informane il mondo quanto prima. Ha sempre bisogno di riaccendere fiducia nel sistema agli occhi delle persone comuni. Questo se non ha altri progetti per il ricercato in questione. Se non intervenisse una qualche sezione fantasma per altri scopi »
Shirami non abboccò. La giocosità era scemata, come la voglia di intrattenersi.
« Hai un modo strano di parlare in terza persona della Marina, ragazzo, come se non ne facessi parte. L’insubordinazione è mal tollerata, anche per chi ha un nonno a parargli le spalle o una madre di cui sarebbe meglio conservare intatta la memoria » il consiglio pacato fu seguito a breve da un ghigno che Lewis, anche a distanza di giorni, non scordò. « Già all’epoca l’onta di scoprire che Giulya nascondeva nella propria casa la progenie del Re dei Pirati passò sotto silenzio per rispetto a Ottavio. Ma in fondo anche Giulya si credeva al di sopra degli altri, forse per via di suo padre, o del suo atteggiamento disinteressato o della sua bellezza, le bastava sbattere le ciglia e gli uomini le cadevano ai piedi, persino Sengoku assecondava i suoi capricci. Ma sai come si dice… la curiosità uccide il gatto. Certi modi di dire vengono presi sottogamba troppo spesso »
Fu l’ultima cosa che Lewis Giulius Armstrong sentì pronunciare a Shirami, prima di infilarsi nell’ufficio di Mouke dopo avergli dato una pacca sulla spalla.
Lo lasciò così, paralizzato sul posto. Raggelato e con la gola secca. L’odio radicato provato per lui fu soggiogato da una rabbia caotica, stordente, che gli invase la bocca dello stomaco, facendogli cercare un appiglio a cui reggersi.
Quale verità gli aveva appena detto Shirami tra le righe?

April 2017

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