sidralake: (fangirl)
[personal profile] sidralake
Cow-t, settima settimana, M8
Prompt: Sangue
Parole: 3348
Note: riletta parzialmente e... *va a nascondersi* altri tempi, altri luoghi.



« Allora, piccola Eve, » iniziò nuovamente Shirami, un sorriso disgustoso sulle labbra « quanto ancora vogliamo andare avanti? ».
La donna non rispose. Non aveva fiato da sprecare, ma lo guardò con tutto l’odio che aveva covato in quegli anni. Portò una mano tremante al labbro spaccato, asciugandosi il sangue. Quello stesso che sentiva pulsare nelle tempie, insieme a tutti i nervi del corpo tesi e doloranti. Il suo respiro era più un rantolo che altro.
« Dove si trova il One Piece? » domandò ancora con fare annoiato, sebbene la osservasse con estrema attenzione.
Quelle parole, di nuovo, la scossero dentro, accrescendo il suo rancore, la sua rabbia.
« Crepa! » gridò, scagliandosi contro la muraglia di marines che la separava da quel bastardo. Serrò la mano sul manico del pugnale sporco di sangue, gli occhi accecati dall’odio, dall’ira, dalla consapevolezza di essere impotente.
Doveva liberarli.
« Maledizione! SCAPPA EVE! » gridò Shanks, tentando inutilmente di liberarsi dalla morsa della manetta che lo teneva inchiodato al muro. Altrettanto fece Sanji, imprecando e strattonando fino al dolore le caviglie già livide.
Shirami rise, sinceramente divertito.
« Fermatela » ordinò con calma agli uomini davanti a lui. « Ma non torcetele un capello ».
Quelli si mossero come un sol uomo, iniziando ad accerchiarla, ma per lei non esistevano, i loro bisbigli non erano altro che echi morti. Il suo unico obiettivo era lì, dietro di loro, davanti ai suoi occhi: lo poteva vedere, in quella sua lurida uniforme da ufficiale, lo poteva sentir ridere con quella sua voce profonda… ma non poteva raggiungerlo, non riusciva ad ucciderlo.
Un marine tentò di bloccarla, sollevandola per la vita. Lei scalciò, trattenne un urlo e affondò l’intera lama nel suo collo, schizzando sangue tutt’intorno. Caddero entrambi, ma lei balzò in avanti, assestando una spallata ad un altro paio di uomini e fendendo l’aria con l’arma insanguinata. Qualcuno l’afferrò per il braccio e lei gli si gettò addosso con tutto il suo peso, spingendo di nuovo la lama nella carne. Quell’attimo fu l’ultimo della sua folle lotta. Uno dei marine le agguantò il braccio, strappandole con decisione la mano dall’elsa; nello stesso momento un secondo la ghermì anche per l’altro. In breve fu immobilizzata, le ginocchia piantate con dolore in terra, le braccia tenute salde, mentre qualcuno le gravava sulla schiena, il respiro affannoso fra i capelli incrostati di sangue. Tentò di liberarsi, ma quelli serrarono la presa, affondando le dita nei muscoli dolenti.
« Dannati bastardi, lasciatela! »
Il viso di Shanks era contratto per la rabbia e dal suo polso iniziarono a gocciolare le prime stille di sangue, senza che la manetta cedesse.
Shirami rise di nuovo.
« Lasciatelo dire Rosso, » disse, voltandosi verso di lui e facendolo infuriare ancora di più « non sei nelle condizioni di dettar legge ».
« Non credere di averla vinta » ringhiò.
« Verifichiamo subito ».
Detto ciò, fece un paio di passi fino all’orlo della breve scalinata. Lì, piegato su se stesso, i polsi stretti in due spesse manette di agalmatolite marina e il corpo leso e tumefatto, c’era Ace, completamente sfinito. Shirami lo guardò con disgusto, sferrandogli un calcio all’addome. Quello rimase senza fiato, le labbra serrate da cui uscì appena un gemito, mentre ricadeva sul fianco.
« Che pena. E tu saresti stato il braccio destro di Barbabianca, eh? ».
Ace, tremando senza volerlo, alzò appena il viso, fissandolo brevemente, prima di sputargli un misto di sangue e saliva sulle scarpe. Shirami contrasse il viso, assestandogli un secondo calcio allo stomaco che lo fece boccheggiare. 
« Lascialo stare! ».
Il grido, carico d’ira ma anche spezzato dall’angoscia, riecheggiò sulle alte pareti della stanza. Shirami riprese la sua espressione beffarda, dimenticandosi di Ace e guardando la sua ospite.
« Abbiamo ritrovato la parola, vero, piccola Eve? ».
Lo sguardo di lei fu più tagliente di una lama, ma l’uomo se la rise.
« Ti facevo più intelligente » riprese tranquillamente, le mani a riposo dietro la schiena. La donna non rispose, non avendo alcuna intenzione di dialogare con quell’uomo. Lui continuò, noncurante. « Più che far fuori alcuni dei miei uomini, avrei pensato che ti saresti puntata la lama alla gola, inscenando qualche bel tentativo di suicidio per far liberare questi tre piratuncoli » e con un gesto additò Ace, Sanji e Shanks.
Eve continuò a non muoversi, a non parlare, sembrava perfino che non stesse respirando.
« Ma tu sei tale e quale a tuo padre »
Il ribrezzo era ben percepibile dalla sua voce. La donna tremò per una nuova scarica d’odio, mentre i marines fecero ancora più presa su di lei, credendo volesse tentare la fuga. « Entrambi così assurdamente orgogliosi, così schifosamente determinati ad andare fino in fondo. Avrà anche accumulato ricchezze, fama e gloria, con tanto di designazione a Re dei Pirati… - fissò la donna - ma per me è stato e rimarrà sempre un miserabile pezzente che per tutta la vita non ha fatto altro che rincorrere sciocchi sogni »
« BASTARDO! »
Eve esplose a quelle parole, e non solo lei. Tentò in tutti i modi di liberarsi dei marines, buttandosi a terrà, agitandosi sotto lo sguardo nauseato di Shirami. Shanks e Sanji provarono anche loro di svincolarsi dalle catene, una furia cieca che li fece reagire, rendendoli dimentichi del dolore. Ace poté solamente biascicare qualche bestemmia, provando a farsi forza sulle gambe, senza successo.
Shirami non si scompose a quelle invettive, ma rincarò la dose, riportando tutti al silenzio.
« Avresti potuto ammazzarti » disse tranquillo, continuando a squadrarla con i freddi ma divertiti occhi grigi. « Così da risparmiarti la vista della morte di uno dei tuoi amici o – e si rivolse ad Ace – consanguinei »
Eve parve veramente perdere la capacità di respirare. Il volto, sporco e madido di sudore, era esangue, e gli occhi, per la prima volta da quando aveva messo piede in quell’inferno, si riempirono di terrore. Shirami se ne compiacque, prendendo la palla al balzo.
Si avvicinò ad Ace, afferrandolo per i capelli e strattonandolo in ginocchio. Questi si morse il labbro inferiore per trattenere la scossa di dolore che l’aveva attraversato. L’uomo lo fissò, mentre riprendeva a parlare:
« Portuguese D. Ace. » iniziò come se stesse leggendo il manifesto di un ricercato « Detto anche “Ace Pugno di Fuoco” per la capacità acquisita dopo aver ingerito uno dei Frutti del Mare. Capitano della seconda flotta di Barbabianca fino alla sua sconfitta e, cosa più interessante, fratello di Monkey D. Rufy. Un curriculum già di per sé interessante, non è vero, piccola Eve? ».
La donna li fissò a occhi sbarrati, la mascella serrata, violenti fremiti di paura e stanchezza che la scuotevano fin nel profondo. Se solo pensava a cosa sarebbe potuto succedere di lì a poco avvertiva chiaramente la morsa del terrore attanagliarla.
Shirami strattonò il braccio con cui teneva l’uomo, un bagliore di odio e disprezzo a illuminargli gli occhi.
« La “D” nel nome mi ha sempre dato da pensare » spiegò, la presa sempre più ferrea mentre Ace sopportava tutto nel silenzio più completo. « Ma quell’iniziale non apparteneva solo a Roger, così ci sono passato sopra ». Di nuovo attimi di silenzio, lunghi e snervanti per Eve che sentiva il battito cardiaco rimbombarle come un timer nelle orecchie. « E’ stato prima, quando ho avuto il piacere di scambiarci quattro chiacchiere, che i dubbi sono spariti e sono giunto alla verità ». Con un gesto lento ma fluido si chinò fino all’altezza dell’orecchio di Ace, sussurrando: « Doragon, mi sono detto, chi meglio di quel paladino integerrimo poteva sbattersi la sgualdrina di bordo? »
Ace non ci vide più. Fece scattare la testa di lato nel tentativo di fargli qualcosa, qualsiasi cosa, ma fu atterrato da un violento pugno in pieno viso.
« Un idiota tale e quale al padre » sibilò velenoso Shirami. « E’ stato un piacere vederlo morire nel tentativo di salvare la vita al suo amato capitano »
« TACI SHIRAMI! » tuonò Eve, la rabbia e il rancore di nuovo padroni di lei. Le sue solite luminose iridi oro erano offuscate da un odio senza limiti. Sarebbe morto, l’aveva giurato.
« È proprio perché ti sta così a cuore la vita del tuo figlioletto che ci provo così tanto gusto » confessò con un crudele sorriso. Si pulì la mano con cui aveva tenuto Ace sulla lunga giacca bianca, prima di riprendere. « Ora però sono curioso. Se Ace è figlio di Doragon… chi è il padre di Cappello di Paglia? ».
Ma Eve non si scompose a quella domanda, odiandolo con tutto se stessa. Shirami sospirò teatralmente, come se gli toccasse risolvere anche quel complicato mistero. Mistero di cui pareva avere la soluzione a porta di mano, perché rivolse la propria attenzione a Shanks, che lo fissava con lo stesso sguardo della donna. L’uomo gli si avvicinò, parandosi davanti a lui, sotto gli occhi di nuovo atterriti di Eve.
« Shanks il Rosso, uno dei maggiori grattacapi del Governo ».
In risposta, l’uomo dai capelli cremisi gli sorrise beffardo, guadagnandosi un pugno al volto che incassò nel più assoluto silenzio, limitandosi a sputare un po’ di sangue, prima di tornare a fissare l’altro negli occhi.
« Un altro presuntuoso arrogante che vaneggia di sogni e libertà sotto la bandiera pirata » riprese Shirami con sprezzo, per poi ghignare. « Questo mi porta a credere che tu sia stato il secondo a entrare nelle grazie della piccola Eve, non è così? Pare che quella scimmia di gomma abbia preso parecchio da te, oltre al destino da fallito »
Un muscolo si contrasse appena sul suo viso, ma Shanks riuscì a controllarsi, ricambiando lo sdegno di poco prima.
« Se in passato avessi capito altrettanto velocemente le cose importanti dell’essere un pirata, adesso non ci troveremo in questo casino ».
Per la seconda volta dovette incassare a denti stretti un altro gancio che gli spaccò il labbro.
« Modera i termini, o potrai cominciare a salutare questo mondo » ringhiò, perdendo per la prima volta la pazienza. Ma il momento fu breve, perché tornò sui suoi passi, fronteggiando nuovamente Eve.
« Dov’è il One Piece? ».
La donna non rispose, lo sguardo incollato al suolo. Shirami non ci pensò due volte e riafferrò per i capelli Ace, puntandogli alla tempia la pistola che fino a quel momento aveva tenuto al fianco. Lei sentì un brivido freddo lungo la schiena.
« Dov’è? ».
« Lascialo stare » sussurrò nella paura crescente.
« DOV’È? » gridò Shirami.
« Non dirgli niente » biascicò Ace e l’uomo strinse maggiormente la presa intorno ai capelli, facendo più pressione con la canna della pistola. Eve abbassò il capo. Era arrivata alla fine, non poteva lasciare che quel traditore uccidesse Ace. Non dovevano morire per colpa sua. Si rilassò nelle strette dei marines, sapendo di non poter più fare niente. Aveva perso.
« Su Raftel Island » mormorò rauca, sentendo per la prima volta il calore delle lacrime premere per uscire, ma non si poteva permettere il lusso di piangere.
“Doragon…”
« Non mentire, non c’è niente su quell’isola » disse l’uomo, senza allentare minimamente la presa, attento. Eve continuò a non guardarlo, sentendo sempre di più il peso di non essere riuscita a compiere la sua vendetta, di non aver mantenuto il segreto sul One Piece.
“Papà…”
Si morse il labbro tumefatto, prima di continuare.
« Quello che cerchi è lì ».
« Queste bugie non salveranno nessuno » riprese minaccioso Shirami.
La donna rialzò il viso, sorridendo mesta, la sua voce strozzata fu sfumata di ironia.
« Eppure dovresti saperlo, visto che eri in prima fila alla sua morte » cominciò, un velo di rancore e nostalgia sul viso. « Solo un vero pirata potrà raggiungere i miei tesori »
Fu un attimo. Shirami, livido di rabbia per tutta quella sfacciataggine, lasciò violentemente la presa su Ace, voltandosi e sparando un colpo. Shanks boccheggiò, un gemito strozzato in gola prima di accasciarsi al suolo.
Per Eve il tempo parve rallentare, gli occhi spalancati, le labbra e la gola improvvisamente secche.
« Dimmi ciò che voglio sapere senza stupide battutine, o la prossima volta si ritroverà un buco in fronte » sibilò Shirami, fissandola.
Ma lei non lo vedeva, il vuoto nelle orecchie se non gli ansiti di Shanks che digrignava i denti per il dolore. Il proiettile l’aveva colpito alla gamba sinistra e il sangue prese a fluire lentamente; tentò di tamponarlo, ma la catena gli impediva di arrivarci con la mano.
Eve non si rese nemmeno conto che Shirami si era avvicinato a lei. In breve tutti i marines che la tenevano si ritirarono, lasciandola bocconi sul pavimento, un senso di stordimento in tutto il corpo. L’uomo la prese per il mento e lei lo lasciò fare. Si sentiva sfinita, completamente svuotata da ogni motivazione, da ogni stimolo. Doveva vendicarsi; l’aveva giurato a se stessa, non avrebbe più permesso che le fosse strappata via la vita… allora perché era arrivata a quel punto? Perché Sanji, Ace e Shanks si erano trovati invischiati? Era un conto tra lei e Shirami.
« Dov’è quello stramaledetto tesoro? » le ringhiò all’orecchio l’uomo.
Aveva promesso di non rivelare mai la locazione del One Piece, perché non era un tesoro qualsiasi. Ma quanto valeva quel giuramento se le avessero ucciso davanti quelle tre persone a cui voleva bene?
La presa sul suo viso si fece ancora più salda, dolorosa. Quando aprì gli occhi le parve di non vedere niente, tutto era offuscato da una patina di lacrime che sapeva non avrebbe mai versato. Non poteva.
« L’isola… » fu un sussurro quasi impercettibile, ma l’ex pirata non si perse una sillaba. « La conformazione dell’isola muta con le stagioni e con le maree… »
Mentre parlava, le grida di Shanks e Sanji rimbombarono per la stanza. Non capiva cosa stessero dicendo, non riusciva più a distinguere i suoni, era un caos. Shirami ordinò ai suoi uomini di farli tacere e quelli accorsero a percuoterli con i calci dei fucili o con pugni violenti che mozzarono temporaneamente loro il respiro, ma non si arresero.
« Continua » gli ordinò all’orecchio infischiandosene del chiasso.
Eve schiuse le labbra ancora una volta le labbra, ma le sue parole furono troncate sul nascere.
Una violenta scossa fece vibrare le pareti e il soffitto franò poco distante da dove si trovavano i due. Shirami sbarrò gli occhi, abbandonando la presa sulla donna che cadde a terra come priva di sensi.
« Che diavolo… » ma non terminò la frase. Un pugno sbucato senza preavviso dal polverone che avevano sollevato i detriti lo mandò a sbattere contro la parete alle sue spalle, un rivolo di sangue alla testa ma non svenì. I marines erano rimasti esterrefatti ed immobili.
La polvere andò diradandosi, cominciando a far intravedere la figura di una persona, ma un grido anticipò la sua completa comparsa. 
« RUFY! » urlò Sanji. Era a terra, circondato da uomini in divisa e il corpo dolorante per le percosse ricevute, ma lo riconobbe, riconobbe Rufy.
L’aria tornò limpida e il pirata soprannominato Cappello di Paglia si rivelò in tutta la sua rabbia agli occhi attoniti dei marines.
« Monkey D. Rufy » disse incurante Shirami, rimessosi in piedi dopo il violento colpo allo stomaco. Non aveva più l’aria trionfante di poco prima, ma solo un’indicibile ira negli occhi. Il nuovo venuto la ricambiò con una freddezza che fermò la lenta camminata dell’uomo. Quello sguardo così simile a Roger, fatto di pura determinazione. Serrò la mascella, ma non si fece più avanti.
« Caricate le armi voi! » comandò agli uomini ancora basiti, che subito si affrettarono a fare quanto richiesto, schierandosi in posizione. Rufy li osservò con la stessa espressione che aveva rivolto al loro capo e qualcuno deglutì il vuoto. Poi spostò il suo sguardo sui tre prigionieri e, se possibile, la sua rabbia accrebbe ancora di più. Fece qualche passo avanti, ma Shirami lo fermò.
« Se ti muovi sei morto » gli ringhiò.
« I proiettili non mi fanno niente » disse solamente.
L’uomo sogghignò. « No, i proiettili normali non ti fanno niente, ma questi sono placcati con un metallo ricavato dall’agalmatolite che annulla i tuoi giochetti gommosi » e sorrise sicuro. Una sicurezza che però si incrinò quando Rufy diede appena uno sguardo alla quarantina di canne che aveva puntate contro, per poi avvicinarsi al corpo immobile di Eve a pochi metri da lui.
« SPARATE! » gridò Shirami e i marines eseguirono.
Il pirata scattò all’avanti, appiattendosi al suolo mentre i proiettili si conficcavano nella parete alle sue spalle. Stavano per riprendere la mira quando il loro superiore li fermò. Rufy era a terra vicino ad Eve.
« Quali sono le tue intenzioni, Cappello di Paglia? » ringhiò tra i denti l’uomo, non gradendo quella vicinanza alla donna.
Il pirata non rispose. Guardò prima la madre abbandonata là accanto a lui, i capelli incrostati di sangue a coprirle il viso e la veste stracciata in più punti. Il pugnale era lì a pochi passi, sporco di sangue coagulato, vicino ai cadaveri di alcuni marines. Poi levò lo sguardo verso i tre prigionieri: Sanji era in terra con entrambe le gambe bloccate e diverse contusioni sul corpo; Ace era anch’egli accasciato sul pavimento, due pesanti manette ai polsi allacciati sulla schiena ma lo sguardo ancora lucido e colmo d’ira; in fine Shanks era addossato alla parete, l’unico braccio bloccato dalla catena e un lago di sangue tutt’attorno, ma era vivo.
Quando Rufy si rialzò, una mano al cappello che gli copriva parte del viso, Shirami sentì un brivido lungo la schiena e bestemmiò tra sé. Quel nanerottolo riusciva a incutergli paura solo con la presenza. Era come lui. Tale e quale a Roger.
« La mia intenzione, pidocchio » esordì in quel vuoto di silenzio, tanto che qualcuno tra i marines sussultò preso alla sprovvista. « E’ solo quella di ammazzarti ».
Il suo sguardo attraversò Shirami da parte a parte come una scarica elettrica. Rufy stava per iniziare il suo attacco quando una voce si levò, bloccando ogni movimento.
« PORTALA VIA! »
Era stato Shanks, la voce forte e salda, benché ormai avesse la testa che gli girava dolorosamente. Il pirata lo guardò interdetto.
« Porta subito Eve via da qui! Andatevene! ». Questa volta a parlare fu Sanji, che gli gesticolò di allontanarsi il più velocemente possibile.
Rufy li osservò senza fiatare, senza muoversi, e quelli continuarono. Volevano che se ne andasse, che la portasse via. Si chinò su di lei, scostandole i capelli dal viso, ma si bloccò appena vide la sua espressione: i suoi occhi erano spenti, vuoti, e le labbra appena socchiuse, da cui sembrava stesse mormorando qualcosa, ma non riuscì ad afferrare. Non volle pensare a cosa fosse successo in quella stanza e la prese con delicatezza tra le braccia.
« Rufy… » sussurrò lei, focalizzandolo fra le lacrime che ancora le offuscavano la vista. Gli cinse il collo con le braccia e lui la strinse a sé, alzandosi.
« Vuoi davvero andartene, Cappello di Paglia? » minacciò mellifluo Shirami, il braccio alzato pronto a dare l’ordine di far fuoco. « Abbandonerai i tuoi amici? ».
Il pirata lo fronteggiò, le braccia ben salde a reggere il corpo tremante della donna.
« Fa loro qualcosa e di te non rimarrà neanche la polvere ».
L’uomo rabbrividì, ma Rufy non aspettò la sua reazione e, voltandosi, prese a correre, saltando su un grosso pezzo di soffitto franato per darsi lo slancio fino al corridoio da cui era arrivato e in cui sparì. In breve neanche i suoi passi furono più udibili.
Nell’ambiente si rinnovò il silenzio. Shirami aveva osservato la scena senza fiatare, non potendo dare ordini di fermarlo dal momento che Eve avrebbe potuto essere colpita.
« Capitano, cosa- »
Ma fu tacitato da un gesto secco.
« Occupatevi di quei tre, sono ancora merce di scambio » fu tutto ciò che ordinò, prima di ritirarsi a rimuginare su ciò che aveva scoperto.

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