sidralake: (fangirl)
Cow-t, sesta settimana, M3.
Prompt: Tema Libero
Parole: 300


Blue ha colpito Red con una fiancata - gli ha salvato la vita - e il grido di Lance risuona frammezzato di ordini a Pidge e Hunk.

Keith lo sente nel casco, spaventato ma risoluto, e l’udito è l’unico senso che sembra ancora rispondergli. Avverte la pensantezza del corpo, eppure non riesce ad aprire gli occhi. Allura ripete il suo nome, la voce rotta, ma lui ha la bocca impastata e sente il sangue bagnargli le labbra e scendergli in gola.

Non doveva andare così, ed è troppo tardi per pensarci. Non c’è più rabbia in lui, c’è solo il rimorso per averli trascinati tutti verso una disfatta.

Vorrebbe ordinare loro di fuggire, non pensare a lui, salvarsi.

Red gli solletica la coscienza con un ringhio. Se fosse fisico, probabilmente lo avrebbe spaventato, perché è arrabbiata anche lei, è a terra e vuole rialzarsi, combattere, vendicarsi. Ma Keith non ha energie. Si è buttato nell’impresa convinto di ritrovare Shiro, e ha fallito. Per una volta, preferisce l’oblio.


Quando riapre gli occhi è ancora vivo. Il dolore lo ha intorpidito, ma gli ha lasciato una nota di sollievo da sopravvissuto; mette a fuoco le pareti - il Castello - e poi vede i volti che lo scrutano. Anche lì c’è una sorta di consolazione. Sono in quattro. Hunk, Pidge, Allura e Coran.

Lo stomaco gli si attorciglia.

“Dov’è... Lance?” mormora, la bocca secca. Solo Coran non ha gli occhi vitrei di lacrime, ma è così spento che fa quasi più male. Sembra l’unico in grado di rispondere.

“Mi dispiace Keith” e il paladino rosso vorrebbe dirgli di non continuare, ma è un desiderio irrealizzabile che non cambierebbe le cose. “Il Principe Lotor ha preso sia lui che il Leone Blue. Non abbiamo notizie”

Keith sa solo che è tutta colpa sua.
sidralake: (fangirl)
Cow-t, sesta settimana, M3
Prompt: Tema Libero
Parole: 300



Keith rabbrividisce al contatto delle dita metalliche con la pelle, quando queste gli alzano la maglietta. Vagano come avrebbero fatto - come hanno già fatto - le dita vere, ma la sensazione rimane diversa e nuova. Riesce a mascherare tutto nel gemito che gli sfugge dalle labbra mentre la bocca di Shiro è su di lui, il suo nome mormorato con un desiderio che trascende l’atto e sa talmente di nostalgia che il cuore di Keith si perde in battiti scoordinati. Le dita artificiali lo sollevano sulla scrivania della cabina e, ancora, il moretto sobbalza dentro. Ha bisogno di socchiudere appena gli occhi e vederlo e darsi dell’idiota, perché è Shiro, è tornato, è vivo, sono di nuovo insieme.

Cerca di cacciare il groppo che ha in gola più in basso che può, il più lontano possibile dal petto dove il sollievo e il desiderio tengono il ritmo di quello che sta succedendo.

Keith chiude di nuovo gli occhi e non vede le cicatrici. L’attaccatura dell’arto robotico. Il ciuffo bianco.

Vuole solo sentire Shiro. Anche se le sue dita delineano muscoli nuovi e i gesti sono più decisi, più rudi, più possessivi e smaniosi.

Non se ne lamenta; c’è un che di selvaggio e conturbante che si sposa con una parte di sé che Keith sa di non voler indagare, che più resta nascosta e lontana più le cose manterranno un barlume di normalità.

Anche se Shiro non è più lo stesso di quando è partito e l’incertezza è una nuova costante; ma neanche Keith è sicuro di qualcosa, a cominciare proprio dalle sensazioni nuove che si sono risvegliate in lui da quando è nello spazio.

C’è un’essenza che gli scorre nelle vene, sottopelle, e preme per uscire. La percepisce, la sente quando affonda la lama

E ne ha paura.

April 2017

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