sidralake: (jack frost)
[personal profile] sidralake
Titolo: Cose come il Freddo
Autore: Eneri Mess (aka sidralake)
Fandom: Frozen/Le 5 Leggende/Dragon Trainer
Personaggi: Elsa/Jack Frost/Hiccup
Prompt: "Sono nato e cresciuto a Berk, il freddo non mi ha mai dato fastidio" (nono p0rn fest [livejournal.com profile] fanfic_italia)
Warning: !VM18, !Threesome
Generi: Erotico
Parole:1543
Rating: Rosso


Quei due se la intendevano un tantino troppo per i suoi gusti, deglutì fissando le loro espressioni di amorevole innocenza. E dire che poco prima si erano pure detti preoccupati per lui, visto il clima da quaranta gradi sotto zero.
Ma no, lui, con al timone dei propri pensieri un imbarazzo e un disagio non da poco, aveva spavaldamente affermato che “Sono nato e cresciuto a Berk, il freddo non mi ha mai dato fastidio”.
Sì, bardato con tre o quattro pellicce addosso, imbacuccato davanti a qualche focolare sempiterno in un’accogliente casa di legno.
Non di certo in un palazzo enorme e vuoto, fatto interamente di ghiaccio. Pittoresco, da mozzare il fiato, da farci una gita turistica… che in fondo era quello che aveva affermato Jack, proponendoglielo.
Ma perché era ancora così fesso da credere a quella sua espressione angelica?
Poi Elsa, insomma, ci si metteva anche lei, ad andare appresso a quello squinternato di Frost.
« Hiccup… posso fare qualcosa per te? » sussurrò morbidamente la ragazza, portandosi però un attimo dopo la mano alla bocca per non ridere.
Il Signore dei Draghi dovette allargare la smorfia sulla sua bocca tanto da provocare le risate di quel bastardo di Jack, che totalmente a suo agio si tolse la felpa di dosso, buttandola da parte.
Elsa arrossì appena, tornando a guardare il suo ospite, che la batté sulla gradazione del rosso sulle guance, ma sostenne l’occhiata scanzonata del Guardiano. Un po’ di orgoglio ce l’aveva, e non avrebbe abbassato lo sguardo, anche quando Elsa gli si avvicinò, dandogli un bacio sulla guancia.
Aveva le labbra fredde, nulla che non conoscesse già, ma lei il calore sapeva trasmetterlo con gli occhi, con le sue espressioni gentili, le carezze che gli regalava.
Le cinse la vita, ricordandosi di essere poco rude, non avendo a che fare con una valchiria ma con una neo regina.
Lei tornò a baciarlo, sorridendo mentre lo faceva, e lui si sciolse, ignorando finalmente Frost che faceva finta che tutto fosse normale, osservando a braccia incrociate i due. Ma non c’era nulla di normale, pensò Hiccup quando, dopo un’ultima occhiata corrucciata all’altro ragazzo, dedicò la propria attenzione e un bacio serio alla bella dai capelli nivei.
Per un attimo dimenticò il freddo, trovando un piccolo focolare che gli ricordava casa. Per secondi morbidi e umidi lasciò pure perdere l’immagine di Jack nella sua mente, di lui lì a studiarli neanche fossero state due prede – e un pensiero sibilante gli disse che era uno sciocco a credere il contrario. E nel bacio con cui stava stringendo a sé Elsa cercò di soffocare il suo essersi soffermato sui pantaloni di Frost. Su quel rigonfiamento che aveva fissato deglutendo e beccandosi un’espressione allegra e spudorata.
Maledizione a Jack, soprattutto quando avvertì un altro paio di labbra gelide sfiorargli l’incavo del collo.
Anche aprendo gli occhi non avrebbe scorto nulla, se non l’assenza di Jack davanti a lui, in uno spazio vuoto che ormai annunciava che indietro non sarebbero tornati. Se avesse potuto incontrare le sue iridi avrebbe fissato due stalattiti ardenti, miti come potevano essere le avvisaglie di un maremoto.
Jack si era messo alle sue spalle, carezzando i fianchi di Elsa con una dolcezza che riservava solo a lei, ricavando sospiri che Hiccup sentì sulla pelle del viso. Continuò a tormentare nel contempo Hiccup con dei semplici baci. Ma il Signore dei Draghi sapeva che stava macchinando qualcosa, e ne ebbe la conferma quando sentì cinque dita gelide posarsi casualmente sul suo addome. Trasalì maledicendo il Guardiano fedifrago. Non era stato l’unico a saltare per la sorpresa, perché la ragazza si scostò appena e il vichingo di Berk vide l’altra mano di Jack insinuarsi oltre l’orlo della sottoveste di lei.
Non ci furono più parole, né verbali né sottointese. Furono solo sospiri e mugugni, questo mentre Hiccup si sentì preso in trappola, in mezzo, letteralmente, e lì la scelta fu quella di altre volte: cedere o cercare di rimanere a galla?
Le dita di Frost risposero per lui, scendendogli nell’intimo senza indugio e strappandogli un gemito di cui si sarebbe vergognato profondamente, se avesse avuto ancora qualche rotella a ragionare. Ma il contrasto tra il calore del suo basso ventre e il palmo freddo di Jack erano tra quelle sensazioni a cui non si sarebbe mai abituato.
Un secondo gemito invase la stanza, proveniente da Elsa, che aveva appoggiato la fronte sulla spalla di Hiccup, afferrandogli anche le braccia con forza, tanto che il ragazzo mediano si mosse istintivamente a sorreggerla.
Notò vagamente il polso del Guardiano muoversi ritmicamente sotto la seta che fasciava la regina di Arendelle, per poi sentire su di sé l’inizio della stessa cadenza.
Ansò, inclinando il capo sulla spalla di Frost, capendoci sempre meno, sapendo solo di dove rimanere aggrappato a Elsa per il terrore che crollasse. Ma anche lui si sentì presto le ginocchia di burro, eppure Jack non sembrava preoccupato, anzi, per un istante parve cingerlo di più con le braccia impegnate a dare piacere, come a comunicargli che c’era, che non l’avrebbe lasciato cadere.
Poi, non ultimo, Hiccup sentì contro il proprio fondoschiena il desiderio pulsante di Frost. Se fosse stata di nuovo la prima volta si sarebbe sentito un poco intimorito, sentendo il suo membro rigido ma intirizzito, come tutto il suo essere. Non faceva eccezioni.
Se almeno Elsa, nei baci, nelle carezze, riusciva a comunicare un po’ di calore dall’epidermide fredda, Jack non sembrava avere la stessa fortuna. Non che lui mancasse di ardore in quello che faceva. Eppure era sempre così, gelido al tatto. Probabilmente per via del suo non essere più molto umano, ma più un’entità. Nonostante ciò, Hiccup trovava tutto ciò eccitante, anche in mezzo a tutto l’imbarazzo che un desiderio simile gli scatenava.
Aveva scoperto di amare il gelo puro, quella magia di cui sia Jack sia Elsa erano dotati, e che entrambi facevano dono a lui.
Così quando sentì la punta del membro di Jack premere per entrare in lui non attese altro. Fu una cosa lenta, studiata per non fargli male, dato che stavano saltando la parte della preparazione.
Il ritmo con cui il Guardiano si stava occupando delle intimità degli altri due era cadenzato, non ancora frenetico.
Elsa e Jack si scambiarono una serie di baci sopra la spalla di Hiccup, che presto divennero piccoli morsi a quella stessa pelle che li divideva, strappando nuovi mugugni al proprietario, man mano che risalivano sul collo e la gola. Senza contare che le carezze di Jack al suo membro continuavano a ritmi altalenanti, come la pressione più in basso era sempre più insistente. Quella lo stava mandando fuori di testa. L’attesa, il sentirlo muoversi tra le proprie natiche e bussare, bussare – oddio che paragoni stava facendo – senza entrare.
« J-Jack » lo farfugliò ancora prima di rendersene conto, e per fortuna non potevano guardarsi in faccia. Elsa gemette, perché le dita che si muovevano in lei ebbero un leggero guizzo a quel nome, come la mano sul membro di Hiccup, che si serrò appena.
Hiccup deglutì, realizzando quanto fosse suonato supplichevole, senza volerlo. Jack adorava essere chiamato per nome, lo sapeva, ma non lo aveva fatto a posta. Stava solo… impazzendo, piano, troppo piano, e ne voleva di più.
Frost gli soffiò nell’orecchio vicino alle labbra, facendolo rabbrividire. Di un brivido che divenne un gemito strozzato, quando Jack entrò in lui, finalmente, e tutto per un attimo si fermò.
« Non lasciare andare Elsa » gli sussurrò il Guardiano all’orecchio, con voce distratta.
E ripresero. Quel loro gioco a incastro ricominciò in un equilibrio di movimenti dove il ritmo era dettato da Jack, ma dove tutti e tre si seguivano e assecondavano l’un l’altro.
Una delle mani di Elsa si unì a quella che Frost usava sul membro di Hiccup, che iniziò a temere di non avere il fisico per reggere tutte quelle attenzioni. Sempre quei due tornarono a baciarsi, tra una ripresa di respiro e l’altra, mentre la ragazza inarcava un poco la schiena, appoggiandosi addosso al petto del vichingo. Il suo seno strusciava su e giù seguendo le dita affondate dentro di lei, e Hiccup le portò le mani in vita, in un’aspirale di movimenti che nella sua testa gli stavano dando la sensazione di puntare sempre più in alto, come quando volava.
Il bacino di Jack contro il suo fondoschiena iniziò ad acquistare frenesia, come il respiro, i versi di piacere, gli occhi che si chiudevano definitivamente.
Hiccup si lasciò andare, sentendo lo stesso dagli altri. Tre orgasmi distinti, rochi, sconvolgenti. Elsa gli si appoggiò addosso completamente e il ragazzo mediano avvertì in ultimo la seta strusciargli sul membro ancora tumido, strappandogli un'altra scossa di piacere. Jack anche gli crollò addosso, abbracciandolo e riprendendo fiato sulla base del suo collo. Erano in un equilibrio che si sarebbe potuto definire perfetto, se si tralasciavano tutte quelle cose che Hiccup non si era mai sognato di fare. Forse, se avesse avuto qualche pensiero ancora capace di stare ritto in piedi nella sua testa, si sarebbe vergognato abbastanza da…
Oh, non lo sapeva. Non riusciva davvero a pensare.
Avvertiva un tepore avvolgente addosso, una sensazione di soddisfazione difficile da descrivere.
Lui era di Berk: cose come il freddo non lo spaventavano, soprattutto se il gelo diventava tanto appagante.


*Corre a nascondersi nella torre di Rapunzel*

April 2025

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