(Originale) Mago Berlino
Mar. 13th, 2017 01:27 amCow-t, settima settimana, M6
Prompt: Prima Volta
Parole: 3113
« Maledizione! »
« Miss Armstrong, inveire non ci sarà di aiuto. Sta gettando benzina sul fuoco »
« Mi faccia il piacere! » scandì lei interrompendolo, voltandosi con un poco educato dito indice puntato. « È la terza volta in due settimane che veniamo contattati per incarichi ridicoli come questo! La volta scorsa è stata così comica che il Signor Marlow si stava rifiutando di pagarci per colpa del suo…! »
Dorothea Armstrong si zittì bruscamente, con le gote rosate di frustrazione e un velo di vergogna.
Non ricevette rimproveri, ma solo una smorfia di scuse.
« Mi dispiace. Sul serio. Ma mi riferivo alla sua… imprecazione. Non mi sembra il caso di invocare maledizioni quando cerchiamo di scioglierne una »
L’aria uscì dalle labbra della giovane donna in un sibilo; non prese la forma di un’altra colorita parola per rassegnazione.
« Ha detto bene, cerchiamo. Troviamo quella piccola mostriciattola »
« Miss Bastet » la corresse blando l’uomo, addentrandosi nel giardino.
« Gattaccia »
« Oggi è particolarmente impertinente, Miss Armstrong. Più tardi la porterò alla Patisserie Leclerc per farmi perdonare »
« Se ci pagano » mugugnò la bionda camminandogli appresso e affondando i tacchi nel terreno morbido e umido. Pensò al fango che macchiava le sue scarpe buone e poi a un éclair glassato con cui concludere la giornata. Vinse la gola.
« Non si preoccupi del compenso » stava intanto dicendo il mago, studiando con curiosità un cespuglio. « Lady Winterbell è già stata mia cliente altre volte. Purtroppo capita con una certa frequenza che Miss Bastet finisca vittima di qualche jinx. Ma per lei è la prima volta, giusto? Se si imbatte in un jinx »
La giovane ignorò la domanda, ribattendo con un’altra.
« Quindi la signora sa chi è lei? »
« Sì »
Dorothea Armstrong, ventidue anni e sua assistente da appena tre mesi, non perse il proprio scetticismo. Era una persona pratica – virtù imparata a seguito di otto tra fratelli e sorelle – e molto praticamente si era già fatta un’idea di come non solo le apparenze ingannino, ma una volta svelate… be’, ci sia davvero tanto altro dietro. Come il mago che le stava davanti e che lei ancora non era riuscita a inquadrare.
« Qualcosa la turba? »
« Mi chiedo come riesca a pagare il nostro affitto con lavorucci del genere. Non possiamo portare al Signor Colt un altro vassoio di bistecche perché un prossimo Signor Marlow farà storie sul compenso e ci liquiderà in natura »
« Ammiro la sua perseveranza riguardo le nostre priorità »
« È una domanda lecita, dato che si premura di pagare anche me, e le ricordo che nel primo anno gli Assistenti non ricevono uno stipendio »
« Detto così me ne sta facendo una colpa »
« Dico solo che non capisco come sopporti di continuo queste incomprensioni! »
« Può accettare come risposta la forza dell’abitudine? »
« A lei non importa niente! »
« Diciamo che mi va bene così »
La ragazza rimase indignata come una suocera di fronte a un futuro genero squattrinato. Ma sapeva che non poteva continuare a lamentarsi. Era arrivata dalla campagna con la chiara idea di intraprendere quel mestiere e in fondo anche lei aveva fatto la sua gaffe all’inizio, scambiandolo proprio per chi non era.
Ma questo non glielo avrebbe mai detto.
Una nuova porzione dell’immenso giardino di Lady Winterbell si aprì davanti a loro. L’odore dell’osmanto permeava il silenzio pacifico del luogo, dove l’unico rumore erano le fronde che si carezzavano l’un l’altra piegate ai brevi refoli del vento.
« Che bel posto » si lasciò sfuggire Dorothea, ammirando l’erba curata, le aiuole di fiori, la piccola fontana ornamentale poco più avanti e il gazebo in ferro. « Lady Winterbell vive qui tutta sola? »
« Miss Bastet è una gatta molto intelligente e di ottima compagnia » replicò il mago in modo distratto, guardandosi in giro con espressione non del tutto distesa di fronte all’amenità bucolica del luogo.
« Sta scherzando? È un animale! Intendo, non ha un marito, dei figli? »
« Oh sì, il marito, Lord Winterbell » sorrise indulgente, chinandosi a osservare alcuni fiori in boccio. « Venne a mancare qualche anno fa, ma di tanto in tanto se ne dimentica e Agnes lo trova in salotto a leggere. È una persona cordiale e piacevole con cui chiacchierare, ma diventa un po’ suscettibile quando è ora di esorcizzarlo »
« Sta dicendo… » trasecolò Dorothea. « Lord Winterbell è un fantasma!? »
« Un Ritornato. Di solito accade durante le festività. Mi ha raccontato che adora scegliere addobbi e temi musicali. Osservi questi boccioli di Primella Ballerina. Sapeva che è ottima per un Infuso di Leggerezza? Il succo delle bacche può anche sostituire la vaniglia aromatica, nessuno se ne accorge mai, se non dal buon umore »
« Ma lei sta cercando Miss Bastet? »
Ci fu qualcosa di innocente e incurante negli occhi grigi di lui che piacque molto poco a Miss Armstrong. Le sembrò di avere davanti Aron, il suo fratellino più piccolo, quando lo beccava dopo una marachella ben riuscita.
« Sarà Miss Bastet a venire da noi tra poco »
« E come? »
Il mago si alzò spazzolandosi i pantaloni.
« Perché non prova a chiamarla? »
Dorothea lo fissò nel suo modo più diffidente, col nasino arricciato a caccia di odore di bruciato.
« È un trucco? Ha fatto un incantesimo mentre non guardavo? »
« Assolutamente no. Avanti, provi »
Che l’uomo la esortasse a fare qualcosa non era una novità. Si era documentata su quali sarebbero stati i suoi doveri – la guida “Dieci Regole per l’Ottimo Assistente del Mago” era stata una lettura illuminante – ma aveva anche messo in conto che si sarebbe ritrovata a fare altro. Nelle sue previsioni c’erano lavori ingrati come lavare calzini e biancheria, commissioni al mercato, serate di rammendo. Tutte cose a cui era avvezza fin dalla tenera età nella sua famiglia, ma che il mago non le aveva mai chiesto.
Anche se, essere messa in prima linea nella caccia a una creatura oscura come un jinx, per quanto impossessatosi solo di un gatto, era una richiesta nuova.
Ma non si sarebbe lasciata intimorire. Così rizzò le spalle e il mento e rivolse la propria attenzione al giardino, guardandosi intorno.
« Miss Bastet venga fuori! » chiamò una prima volta, sentendosi ridicola. Ci rifletté solo dopo averlo detto: come si richiamavano i gatti? Lei era abituata a scacciarli perché cercavano sempre di entrare in casa invece di stanare i topi nella dispensa. Pensò a sua sorella Ida, che al contrario adorava quelle bestie. Solitamente si accovacciava con qualcosa di buono e…
« Qui, micio micio» borbottò.
Non si girò a fissare la faccia del mago, ma dal colpo di tosse simulato doveva averlo fatto ridere.
Perseverò, ammorbidendo il tono, altre due volte. Alla terza, in cui lo appellò di nuovo in maniera poco carina gattaccia, desistette.
« Non funziona. Spero si sia divertito »
Con un sussulto si interruppe; restò paralizzata a fissare il sorriso compiaciuto del mago, che subito spostò l’attenzione all’orlo della sua gonna.
Un magnifico persiano grigio si stava strusciando tra le sue caviglie. Sembrava normale, ma quando si accorse di essere fissato dall’uomo il suo musetto si contrasse: canini molto più lunghi del normale, occhi di un denso rosso cupo con la pupilla sottilissima, e una più che palpabile aurea intossicante.
« O-O-Oddio »
« Stia calma, non le farà nulla » la rassicurò, sistemandosi i guanti antracite. Fece un passo indietro, senza perdere il contatto visivo col felino ancora attorcigliato intorno ai polpacci della ragazza: a vederlo ora sembrava molto più lungo, e con altre quattro zampe. Dorothea chiuse gli occhi.
« Si dia una mossa e me lo tolga di torno, santo cielo! »
« Solo un attimo »
Nel dirlo, il mago si tolse il cilindro, roteandolo tra le mani, ve ne infilò una fino al gomito ed estrasse un gomitolo bianco.
« Quando glielo dico si allontani senza scatti »
Per nulla convinta e osservando il groviglio di fili con sconforto, Dorothea assentì rigidamente, occhieggiando poi il felino ancora avviluppato intorno ai propri stivaletti intento a strusciare il muso contento.
Il mago schioccò la lingua per richiamare l’attenzione dell’animale. Il jinx lo guardò come un invasore del proprio territorio, ma quando il gomitolo entrò nel suo spazio visivo, l’istinto del gatto prese il sopravvento. Curioso, seguì i lenti movimento della mano dell’uomo, che quando fu certo di averne catturato la totale attenzione, lanciò l’oggetto sull’erba.
« Due passi indietro, Miss Armstrong »
La giovane non se lo fece ripetere rimanendo tuttavia ipnotizzata dalla scena.
Il gomitolo rotolò sull’erba e virò alla zampata che il gatto tentò di dargli. Indispettito, il jinx si mosse con i suoi otto arti rincorrendo la fonte del filo, animata di vita propria. Il bandolo inziale si era ancorato dov’era caduto e a un ritmo sempre crescente, seguito da un gatto sempre più veloce, l’intreccio si stava svolgendo in quello che Dorothea riconobbe presto come un sigillo magico. Prima un cerchio, poi un altro, seguirono alcuni simboli tracciati da un gomitolo sempre più piccolo e veloce che scampava con la rapidità di una lucertola agli artigli felini.
Soffiando irritato, il gatto posseduto saltò sull’ultimo tratto del gomitolo nel momento in cui questo si adagiava tra gli steli d’erba completando l’incanto. Una luce dorata si irradiò dal filo improvvisamente, risalendo tutte le curve e gli intrichi dei simboli con maggiore intensità.
L’animale miagolò sorpreso. Le zampe di troppo, i canini pronunciati e gli occhi sanguigni lasciarono il posto alla bellezza di Miss Bastet, una gatta col morbido pelo cenerino e l’aria smarrita.
La luce dell’esorcizzazione si dissolse in tante minuscole lucciole, baluginii in cui il filo si incenerì lasciando polvere dov’era stato tracciato il sigillo.
Il mago sorrise all’espressione di gradimento e ammirazione della sua assistente, eseguendo un goliardico inchino finale.
« Tutto risolto grazie a lei, Miss Armstrong »
« Io… wow… cosa ha detto? Grazie a me? »
L’uomo si chinò per accarezzare Miss Bastet, ma questa, indifferente, si incamminò verso l’ingresso della veranda, lasciando il suo salvatore a un’alzata di spalle.
« La sua dote naturale ci ha aiutato a stanare la gatta prima di sera, come purtroppo di solito mi capita »
« Di cosa sta parlando? »
« Del suo Fascino del Buono. Per le creature oscure lei emana un sentore ammaliante, qualcosa che li attira, come miele. Esseri come i jinx cercheranno la sua vicinanza e per istinto non la attaccheranno, anzi, sono quasi sicuro che esercitandosi potrebbe riuscire a dar loro qualche ordine elementare »
Di fronte al buon umore e alla sicurezza disarmante di quelle parole, Dorothea tenne per sé qualsiasi pensiero, logico o incoerente che fosse. Che il mago dicesse cose prive di senso non era una novità; che se ne uscisse con teorie strampalate… purtroppo sembrava un altro aspetto da calzargli a pennello.
Seguirono Miss Bastet all’interno della veranda, lungo il corridoio e infine nel parlor, dove la trovarono acciambellata in braccio alla padrona, Lady Agnes Winterbell.
Portava i suoi settant’anni in maniera impeccabile, ordinata e integerrima come l’infermiera che era stata per tutta la vita. Accolse i suoi ospiti arricciando gli angoli della bocca guarnita di rughe così precise da sembrare che negli anni avesse deciso lei dove sarebbero spuntate. Gli occhi conservavano il loro colore azzurro invariato, non dimostrando minimamente l’età reale.
« Noto che questa mascalzona si sta rammollendo » commentò carezzando il pelo tra le orecchie della sua gatta, dandole un’occhiata quasi di rimprovero. « Le altre volte mi permetteva di offrirle il tè delle cinque, se non la cena. Ora siamo in quello sgradevole orario del dopo pranzo in cui si può solo che morire un po’. Quale trucco ha usato? »
Il mago ammiccò galante.
« L’urgenza della sua chiamata mi ha distratto dal presentarle la mia Assistente, Miss Dorothea Armstrong. Il suo aiuto è stato fondamentale »
La ragazza fece un inchino avvertendo il disagio montarle dentro non solo perché ancora aveva difficoltà a rapportarsi con una Lady, ma nello scorgere oltre l’orlo della gonna i suoi stivaletti infangati sopra il tappeto che, ne era certa, valeva più di quanto lei avesse mai posseduto.
« Armstrong come il magnate dell’industria? »
Il disagio divenne confusione e sconforto.
No, Armstrong come il pastore di Grond, Dorset, avrebbe voluto dire. Un po’ con stizza un po’ con rassegnazione. La domanda di Lady Agnes era l’ennesima e ultima conferma che lì a Londra la posizione sociale aveva un certo peso. O almeno risultasse il biglietto da visita per aprire conversazioni.
« Vengo dal Dorset » confessò mestamente.
« Miss Armstrong è da poco in città, ma è stata la prima a rispondere al mio annuncio »
L’occhiata di Lady Winterbell sembrava più quella di un chirurgo che di un’infermiera pensionata.
« Capisco » si limitò a dire e Dorothea avvertì il rossore sulle gote bruciare. Perché le dava l’impressione che sapesse esattamente come fossero andate le cose? Che fosse a conoscenza della figuraccia fatta all’epoca del colloquio?
« Come si trova, Miss Armstrong? Mi sembra giovane, è la prima volta che assiste un mago? »
« Sì, ecco… è tutto molto interessante. »
« Spero non impari anche la modestia da lui » sottolineò, occhieggiando l’interessato tranquillo e indifferente al fatto che si parlasse senza interpellarlo. La pacatezza del suo sorrisetto a mezze labbra era sviante. « È una delle sue virtù peggiori. Dopo la pazienza » precisò eloquente.
« Milady è molto gentile »
Perfino Miss Bastet regalò un’occhiata obliqua all’interessato, e questo diede spunto al mago per cambiare discorso.
« Ha più pensato alla mia proposta per un collare anti-jinx? »
Lady Winterbell fece strada verso le poltrone, senza mai abbandonare la gatta.
« Certamente, e non vedo perché dovremmo privarci di questo intrattenimento. Miss Bastet si annoia molto facilmente. »
Dorothea fissò l’anziana e il felino, indecisa se credere alla forte ironia del discorso e all’assoluto disinteresse per la gravità della situazione. Almeno, dal suo punto di vista, un gatto posseduto era fonte di guai a prescindere.
« Inoltre questo mi permette di chiamarla e godere della sua piacevole presenza senza che le pettegole dello Scriba Club insinuino nulla. Pace all’anima di Helbert. Quelle canaglie dei miei nipotini mi considerano una nonna poco incline alle loro esigenze di bambini viziati e preferiscono andarsene a zonzo con le tate »
Il mago nascose educatamente la propria risata, mentre la sua imbarazzata assistente si risistemava a sedere, incrociando le caviglie senza accorgersene. Non riusciva a capire i discorsi di Lady Winterbell. Non erano quelli che si era aspettata da una nobildonna.
Una cameriera si palesò al fianco di Lady Winterbell, annunciando un Alipes alla porta con un messaggio urgente.
« Chi è il mittente? » chiese brusca la padrona di casa, non celando il proprio odio per essere interrotta in presenza di ospiti.
L’Alipes varcò la soglia con un inchino formale, impeccabile nella divisa della Ermes&Tomorrow corredata di un cappello con visiera che la moda di Londinium faticava ancora ad accettare. Un guizzo ai suoi piedi attirò l’attenzione di Dorothea, che intravide le due alucce ai lati degli stivaletti scuotersi prima di sistemarsi nella posizione di riposo. Alzando lo sguardo, fu colta in flagrante da quello del porta lettere che le sorrise strizzandole l’occhio.
« Ebbene? » instette Lady Winterbell.
Il ragazzo si schiarì la voce per la frase di rito, anch’essa messa a dura prova dall’opinione dei londiniani.
« La Ermes&Tomorrow, con le ali ai piedi, è lieta di recapitare un Messaggio Urgente al Signor N. Berlino » lesse con entusiasmo, salvo poi corrugare la fronte e correggersi sul cognome. « Mi scuso profondamente, devo aver trascritto male. Immagino fosse Merlino… Santo cielo! » realizzò un attimo dopo con stupore. « Lei è il Signor Merlino? »
Lady Winterbell e Miss Armstrong, due realtà molto distinte, una nobildonna e una giovane di campagna, si trovarono d’accordo in un contemporaneo gesto rassegnato che fu un roteare gli occhi al cielo da un lato, un sospirare dall’altro.
Il diretto interessato, l’unico Mago presente, rispose con cordiale tranquillità, allungando la mano.
« Il destinatario è giusto » e, a conferma di ciò, quando toccò la lettera la tinta scura delle lettere sigillate cambiò nel più classico color burro. Un sigillo in ceralacca viola con un pozzo e un corvo spiegò il mittente senza l’ulteriore intervento del postino.
« Lady Morgana, nientemeno. Almeno ha smesso di mandare in giro quelle sue cornacchie chiassose » borbottò la padrona di casa continuando ad accarezzare la gatta.
L’Alipes fischiò ammirato, sporgendosi per occhieggiare la missiva. Lady Agnes fu più celere e imperiosa a metterlo alla porta con la promessa di farsi dare dal maggiordomo un penny di mancia.
Di nuovo soli, Dorothea pose la domanda che l’aveva portata sul bordo della poltrona a fissare il mago nel pieno sbalordimento, e con una cadenza molto campestre.
« Lady Morgana? Quella Lady Morgana? La Fata? »
« Santi Numi, Miss Armstrong, si contenga con certi appellativi volgari » la redarguì l’anziana come fosse stata sua nipote; la giovane arrossì di vergogna. « Lady Morgana si monta già abbastanza la testa senza l’ausilio di ridicoli vezzeggiativi »
Nel frattempo il mago aveva scartato e letto il conciso messaggio.
« Temo di dovermi congedare, Lady Agnes » si scusò mettendosi in piedi e porgendo la mano alla sua Assistente per fare altrettanto. « La mia Maestra mi sollecita a raggiungerla »
La padrona di casa non dissimulò minimamente la propria smorfia contrariata.
« Sarà l’ennesimo pomeriggio tedioso. Spedirò il compenso direttamente al Signor Colt » commentò accompagnandoli all’ingresso a riprendere i soprabiti. « Porgete i miei saluti a Lady Morgana » aggiunse più per cortesia che per empatia, tanto che ci pensò un attimo, per poi aggiungere: « Ricordatele che Mercoledì prossimo allo Scriba Club c’è la serata Whist e io e lei abbiamo una sfida in sospeso »
« Riferirò con piacere » promise il mago, mentre il maggiordomo apriva la porta e lasciava uscire Miss Armstrong.
« Nathaniel » lo richiamò Lady Agnes, sbalordendolo nell’usare il suo nome di battesimo. Affiancatasi all’uomo, per lei poco più che un ragazzo, sia l’anziana che Miss Bastet osservarono la figura di Dorothea in attesa di fronte alla carrozza del vialetto. « Trovo interessante la sua scelta. Forse un po’ rurale, ma mi pare una brava ragazza »
« Grazie Milady »
L’aria materna si spense e tornò quella caparbia della ex infermiera.
« Bene. Non intendo farla arrivare tardi a un appuntamento. Buona giornata, Signor Berlino »
Prompt: Prima Volta
Parole: 3113
« Maledizione! »
« Miss Armstrong, inveire non ci sarà di aiuto. Sta gettando benzina sul fuoco »
« Mi faccia il piacere! » scandì lei interrompendolo, voltandosi con un poco educato dito indice puntato. « È la terza volta in due settimane che veniamo contattati per incarichi ridicoli come questo! La volta scorsa è stata così comica che il Signor Marlow si stava rifiutando di pagarci per colpa del suo…! »
Dorothea Armstrong si zittì bruscamente, con le gote rosate di frustrazione e un velo di vergogna.
Non ricevette rimproveri, ma solo una smorfia di scuse.
« Mi dispiace. Sul serio. Ma mi riferivo alla sua… imprecazione. Non mi sembra il caso di invocare maledizioni quando cerchiamo di scioglierne una »
L’aria uscì dalle labbra della giovane donna in un sibilo; non prese la forma di un’altra colorita parola per rassegnazione.
« Ha detto bene, cerchiamo. Troviamo quella piccola mostriciattola »
« Miss Bastet » la corresse blando l’uomo, addentrandosi nel giardino.
« Gattaccia »
« Oggi è particolarmente impertinente, Miss Armstrong. Più tardi la porterò alla Patisserie Leclerc per farmi perdonare »
« Se ci pagano » mugugnò la bionda camminandogli appresso e affondando i tacchi nel terreno morbido e umido. Pensò al fango che macchiava le sue scarpe buone e poi a un éclair glassato con cui concludere la giornata. Vinse la gola.
« Non si preoccupi del compenso » stava intanto dicendo il mago, studiando con curiosità un cespuglio. « Lady Winterbell è già stata mia cliente altre volte. Purtroppo capita con una certa frequenza che Miss Bastet finisca vittima di qualche jinx. Ma per lei è la prima volta, giusto? Se si imbatte in un jinx »
La giovane ignorò la domanda, ribattendo con un’altra.
« Quindi la signora sa chi è lei? »
« Sì »
Dorothea Armstrong, ventidue anni e sua assistente da appena tre mesi, non perse il proprio scetticismo. Era una persona pratica – virtù imparata a seguito di otto tra fratelli e sorelle – e molto praticamente si era già fatta un’idea di come non solo le apparenze ingannino, ma una volta svelate… be’, ci sia davvero tanto altro dietro. Come il mago che le stava davanti e che lei ancora non era riuscita a inquadrare.
« Qualcosa la turba? »
« Mi chiedo come riesca a pagare il nostro affitto con lavorucci del genere. Non possiamo portare al Signor Colt un altro vassoio di bistecche perché un prossimo Signor Marlow farà storie sul compenso e ci liquiderà in natura »
« Ammiro la sua perseveranza riguardo le nostre priorità »
« È una domanda lecita, dato che si premura di pagare anche me, e le ricordo che nel primo anno gli Assistenti non ricevono uno stipendio »
« Detto così me ne sta facendo una colpa »
« Dico solo che non capisco come sopporti di continuo queste incomprensioni! »
« Può accettare come risposta la forza dell’abitudine? »
« A lei non importa niente! »
« Diciamo che mi va bene così »
La ragazza rimase indignata come una suocera di fronte a un futuro genero squattrinato. Ma sapeva che non poteva continuare a lamentarsi. Era arrivata dalla campagna con la chiara idea di intraprendere quel mestiere e in fondo anche lei aveva fatto la sua gaffe all’inizio, scambiandolo proprio per chi non era.
Ma questo non glielo avrebbe mai detto.
Una nuova porzione dell’immenso giardino di Lady Winterbell si aprì davanti a loro. L’odore dell’osmanto permeava il silenzio pacifico del luogo, dove l’unico rumore erano le fronde che si carezzavano l’un l’altra piegate ai brevi refoli del vento.
« Che bel posto » si lasciò sfuggire Dorothea, ammirando l’erba curata, le aiuole di fiori, la piccola fontana ornamentale poco più avanti e il gazebo in ferro. « Lady Winterbell vive qui tutta sola? »
« Miss Bastet è una gatta molto intelligente e di ottima compagnia » replicò il mago in modo distratto, guardandosi in giro con espressione non del tutto distesa di fronte all’amenità bucolica del luogo.
« Sta scherzando? È un animale! Intendo, non ha un marito, dei figli? »
« Oh sì, il marito, Lord Winterbell » sorrise indulgente, chinandosi a osservare alcuni fiori in boccio. « Venne a mancare qualche anno fa, ma di tanto in tanto se ne dimentica e Agnes lo trova in salotto a leggere. È una persona cordiale e piacevole con cui chiacchierare, ma diventa un po’ suscettibile quando è ora di esorcizzarlo »
« Sta dicendo… » trasecolò Dorothea. « Lord Winterbell è un fantasma!? »
« Un Ritornato. Di solito accade durante le festività. Mi ha raccontato che adora scegliere addobbi e temi musicali. Osservi questi boccioli di Primella Ballerina. Sapeva che è ottima per un Infuso di Leggerezza? Il succo delle bacche può anche sostituire la vaniglia aromatica, nessuno se ne accorge mai, se non dal buon umore »
« Ma lei sta cercando Miss Bastet? »
Ci fu qualcosa di innocente e incurante negli occhi grigi di lui che piacque molto poco a Miss Armstrong. Le sembrò di avere davanti Aron, il suo fratellino più piccolo, quando lo beccava dopo una marachella ben riuscita.
« Sarà Miss Bastet a venire da noi tra poco »
« E come? »
Il mago si alzò spazzolandosi i pantaloni.
« Perché non prova a chiamarla? »
Dorothea lo fissò nel suo modo più diffidente, col nasino arricciato a caccia di odore di bruciato.
« È un trucco? Ha fatto un incantesimo mentre non guardavo? »
« Assolutamente no. Avanti, provi »
Che l’uomo la esortasse a fare qualcosa non era una novità. Si era documentata su quali sarebbero stati i suoi doveri – la guida “Dieci Regole per l’Ottimo Assistente del Mago” era stata una lettura illuminante – ma aveva anche messo in conto che si sarebbe ritrovata a fare altro. Nelle sue previsioni c’erano lavori ingrati come lavare calzini e biancheria, commissioni al mercato, serate di rammendo. Tutte cose a cui era avvezza fin dalla tenera età nella sua famiglia, ma che il mago non le aveva mai chiesto.
Anche se, essere messa in prima linea nella caccia a una creatura oscura come un jinx, per quanto impossessatosi solo di un gatto, era una richiesta nuova.
Ma non si sarebbe lasciata intimorire. Così rizzò le spalle e il mento e rivolse la propria attenzione al giardino, guardandosi intorno.
« Miss Bastet venga fuori! » chiamò una prima volta, sentendosi ridicola. Ci rifletté solo dopo averlo detto: come si richiamavano i gatti? Lei era abituata a scacciarli perché cercavano sempre di entrare in casa invece di stanare i topi nella dispensa. Pensò a sua sorella Ida, che al contrario adorava quelle bestie. Solitamente si accovacciava con qualcosa di buono e…
« Qui, micio micio» borbottò.
Non si girò a fissare la faccia del mago, ma dal colpo di tosse simulato doveva averlo fatto ridere.
Perseverò, ammorbidendo il tono, altre due volte. Alla terza, in cui lo appellò di nuovo in maniera poco carina gattaccia, desistette.
« Non funziona. Spero si sia divertito »
Con un sussulto si interruppe; restò paralizzata a fissare il sorriso compiaciuto del mago, che subito spostò l’attenzione all’orlo della sua gonna.
Un magnifico persiano grigio si stava strusciando tra le sue caviglie. Sembrava normale, ma quando si accorse di essere fissato dall’uomo il suo musetto si contrasse: canini molto più lunghi del normale, occhi di un denso rosso cupo con la pupilla sottilissima, e una più che palpabile aurea intossicante.
« O-O-Oddio »
« Stia calma, non le farà nulla » la rassicurò, sistemandosi i guanti antracite. Fece un passo indietro, senza perdere il contatto visivo col felino ancora attorcigliato intorno ai polpacci della ragazza: a vederlo ora sembrava molto più lungo, e con altre quattro zampe. Dorothea chiuse gli occhi.
« Si dia una mossa e me lo tolga di torno, santo cielo! »
« Solo un attimo »
Nel dirlo, il mago si tolse il cilindro, roteandolo tra le mani, ve ne infilò una fino al gomito ed estrasse un gomitolo bianco.
« Quando glielo dico si allontani senza scatti »
Per nulla convinta e osservando il groviglio di fili con sconforto, Dorothea assentì rigidamente, occhieggiando poi il felino ancora avviluppato intorno ai propri stivaletti intento a strusciare il muso contento.
Il mago schioccò la lingua per richiamare l’attenzione dell’animale. Il jinx lo guardò come un invasore del proprio territorio, ma quando il gomitolo entrò nel suo spazio visivo, l’istinto del gatto prese il sopravvento. Curioso, seguì i lenti movimento della mano dell’uomo, che quando fu certo di averne catturato la totale attenzione, lanciò l’oggetto sull’erba.
« Due passi indietro, Miss Armstrong »
La giovane non se lo fece ripetere rimanendo tuttavia ipnotizzata dalla scena.
Il gomitolo rotolò sull’erba e virò alla zampata che il gatto tentò di dargli. Indispettito, il jinx si mosse con i suoi otto arti rincorrendo la fonte del filo, animata di vita propria. Il bandolo inziale si era ancorato dov’era caduto e a un ritmo sempre crescente, seguito da un gatto sempre più veloce, l’intreccio si stava svolgendo in quello che Dorothea riconobbe presto come un sigillo magico. Prima un cerchio, poi un altro, seguirono alcuni simboli tracciati da un gomitolo sempre più piccolo e veloce che scampava con la rapidità di una lucertola agli artigli felini.
Soffiando irritato, il gatto posseduto saltò sull’ultimo tratto del gomitolo nel momento in cui questo si adagiava tra gli steli d’erba completando l’incanto. Una luce dorata si irradiò dal filo improvvisamente, risalendo tutte le curve e gli intrichi dei simboli con maggiore intensità.
L’animale miagolò sorpreso. Le zampe di troppo, i canini pronunciati e gli occhi sanguigni lasciarono il posto alla bellezza di Miss Bastet, una gatta col morbido pelo cenerino e l’aria smarrita.
La luce dell’esorcizzazione si dissolse in tante minuscole lucciole, baluginii in cui il filo si incenerì lasciando polvere dov’era stato tracciato il sigillo.
Il mago sorrise all’espressione di gradimento e ammirazione della sua assistente, eseguendo un goliardico inchino finale.
« Tutto risolto grazie a lei, Miss Armstrong »
« Io… wow… cosa ha detto? Grazie a me? »
L’uomo si chinò per accarezzare Miss Bastet, ma questa, indifferente, si incamminò verso l’ingresso della veranda, lasciando il suo salvatore a un’alzata di spalle.
« La sua dote naturale ci ha aiutato a stanare la gatta prima di sera, come purtroppo di solito mi capita »
« Di cosa sta parlando? »
« Del suo Fascino del Buono. Per le creature oscure lei emana un sentore ammaliante, qualcosa che li attira, come miele. Esseri come i jinx cercheranno la sua vicinanza e per istinto non la attaccheranno, anzi, sono quasi sicuro che esercitandosi potrebbe riuscire a dar loro qualche ordine elementare »
Di fronte al buon umore e alla sicurezza disarmante di quelle parole, Dorothea tenne per sé qualsiasi pensiero, logico o incoerente che fosse. Che il mago dicesse cose prive di senso non era una novità; che se ne uscisse con teorie strampalate… purtroppo sembrava un altro aspetto da calzargli a pennello.
Seguirono Miss Bastet all’interno della veranda, lungo il corridoio e infine nel parlor, dove la trovarono acciambellata in braccio alla padrona, Lady Agnes Winterbell.
Portava i suoi settant’anni in maniera impeccabile, ordinata e integerrima come l’infermiera che era stata per tutta la vita. Accolse i suoi ospiti arricciando gli angoli della bocca guarnita di rughe così precise da sembrare che negli anni avesse deciso lei dove sarebbero spuntate. Gli occhi conservavano il loro colore azzurro invariato, non dimostrando minimamente l’età reale.
« Noto che questa mascalzona si sta rammollendo » commentò carezzando il pelo tra le orecchie della sua gatta, dandole un’occhiata quasi di rimprovero. « Le altre volte mi permetteva di offrirle il tè delle cinque, se non la cena. Ora siamo in quello sgradevole orario del dopo pranzo in cui si può solo che morire un po’. Quale trucco ha usato? »
Il mago ammiccò galante.
« L’urgenza della sua chiamata mi ha distratto dal presentarle la mia Assistente, Miss Dorothea Armstrong. Il suo aiuto è stato fondamentale »
La ragazza fece un inchino avvertendo il disagio montarle dentro non solo perché ancora aveva difficoltà a rapportarsi con una Lady, ma nello scorgere oltre l’orlo della gonna i suoi stivaletti infangati sopra il tappeto che, ne era certa, valeva più di quanto lei avesse mai posseduto.
« Armstrong come il magnate dell’industria? »
Il disagio divenne confusione e sconforto.
No, Armstrong come il pastore di Grond, Dorset, avrebbe voluto dire. Un po’ con stizza un po’ con rassegnazione. La domanda di Lady Agnes era l’ennesima e ultima conferma che lì a Londra la posizione sociale aveva un certo peso. O almeno risultasse il biglietto da visita per aprire conversazioni.
« Vengo dal Dorset » confessò mestamente.
« Miss Armstrong è da poco in città, ma è stata la prima a rispondere al mio annuncio »
L’occhiata di Lady Winterbell sembrava più quella di un chirurgo che di un’infermiera pensionata.
« Capisco » si limitò a dire e Dorothea avvertì il rossore sulle gote bruciare. Perché le dava l’impressione che sapesse esattamente come fossero andate le cose? Che fosse a conoscenza della figuraccia fatta all’epoca del colloquio?
« Come si trova, Miss Armstrong? Mi sembra giovane, è la prima volta che assiste un mago? »
« Sì, ecco… è tutto molto interessante. »
« Spero non impari anche la modestia da lui » sottolineò, occhieggiando l’interessato tranquillo e indifferente al fatto che si parlasse senza interpellarlo. La pacatezza del suo sorrisetto a mezze labbra era sviante. « È una delle sue virtù peggiori. Dopo la pazienza » precisò eloquente.
« Milady è molto gentile »
Perfino Miss Bastet regalò un’occhiata obliqua all’interessato, e questo diede spunto al mago per cambiare discorso.
« Ha più pensato alla mia proposta per un collare anti-jinx? »
Lady Winterbell fece strada verso le poltrone, senza mai abbandonare la gatta.
« Certamente, e non vedo perché dovremmo privarci di questo intrattenimento. Miss Bastet si annoia molto facilmente. »
Dorothea fissò l’anziana e il felino, indecisa se credere alla forte ironia del discorso e all’assoluto disinteresse per la gravità della situazione. Almeno, dal suo punto di vista, un gatto posseduto era fonte di guai a prescindere.
« Inoltre questo mi permette di chiamarla e godere della sua piacevole presenza senza che le pettegole dello Scriba Club insinuino nulla. Pace all’anima di Helbert. Quelle canaglie dei miei nipotini mi considerano una nonna poco incline alle loro esigenze di bambini viziati e preferiscono andarsene a zonzo con le tate »
Il mago nascose educatamente la propria risata, mentre la sua imbarazzata assistente si risistemava a sedere, incrociando le caviglie senza accorgersene. Non riusciva a capire i discorsi di Lady Winterbell. Non erano quelli che si era aspettata da una nobildonna.
Una cameriera si palesò al fianco di Lady Winterbell, annunciando un Alipes alla porta con un messaggio urgente.
« Chi è il mittente? » chiese brusca la padrona di casa, non celando il proprio odio per essere interrotta in presenza di ospiti.
L’Alipes varcò la soglia con un inchino formale, impeccabile nella divisa della Ermes&Tomorrow corredata di un cappello con visiera che la moda di Londinium faticava ancora ad accettare. Un guizzo ai suoi piedi attirò l’attenzione di Dorothea, che intravide le due alucce ai lati degli stivaletti scuotersi prima di sistemarsi nella posizione di riposo. Alzando lo sguardo, fu colta in flagrante da quello del porta lettere che le sorrise strizzandole l’occhio.
« Ebbene? » instette Lady Winterbell.
Il ragazzo si schiarì la voce per la frase di rito, anch’essa messa a dura prova dall’opinione dei londiniani.
« La Ermes&Tomorrow, con le ali ai piedi, è lieta di recapitare un Messaggio Urgente al Signor N. Berlino » lesse con entusiasmo, salvo poi corrugare la fronte e correggersi sul cognome. « Mi scuso profondamente, devo aver trascritto male. Immagino fosse Merlino… Santo cielo! » realizzò un attimo dopo con stupore. « Lei è il Signor Merlino? »
Lady Winterbell e Miss Armstrong, due realtà molto distinte, una nobildonna e una giovane di campagna, si trovarono d’accordo in un contemporaneo gesto rassegnato che fu un roteare gli occhi al cielo da un lato, un sospirare dall’altro.
Il diretto interessato, l’unico Mago presente, rispose con cordiale tranquillità, allungando la mano.
« Il destinatario è giusto » e, a conferma di ciò, quando toccò la lettera la tinta scura delle lettere sigillate cambiò nel più classico color burro. Un sigillo in ceralacca viola con un pozzo e un corvo spiegò il mittente senza l’ulteriore intervento del postino.
« Lady Morgana, nientemeno. Almeno ha smesso di mandare in giro quelle sue cornacchie chiassose » borbottò la padrona di casa continuando ad accarezzare la gatta.
L’Alipes fischiò ammirato, sporgendosi per occhieggiare la missiva. Lady Agnes fu più celere e imperiosa a metterlo alla porta con la promessa di farsi dare dal maggiordomo un penny di mancia.
Di nuovo soli, Dorothea pose la domanda che l’aveva portata sul bordo della poltrona a fissare il mago nel pieno sbalordimento, e con una cadenza molto campestre.
« Lady Morgana? Quella Lady Morgana? La Fata? »
« Santi Numi, Miss Armstrong, si contenga con certi appellativi volgari » la redarguì l’anziana come fosse stata sua nipote; la giovane arrossì di vergogna. « Lady Morgana si monta già abbastanza la testa senza l’ausilio di ridicoli vezzeggiativi »
Nel frattempo il mago aveva scartato e letto il conciso messaggio.
« Temo di dovermi congedare, Lady Agnes » si scusò mettendosi in piedi e porgendo la mano alla sua Assistente per fare altrettanto. « La mia Maestra mi sollecita a raggiungerla »
La padrona di casa non dissimulò minimamente la propria smorfia contrariata.
« Sarà l’ennesimo pomeriggio tedioso. Spedirò il compenso direttamente al Signor Colt » commentò accompagnandoli all’ingresso a riprendere i soprabiti. « Porgete i miei saluti a Lady Morgana » aggiunse più per cortesia che per empatia, tanto che ci pensò un attimo, per poi aggiungere: « Ricordatele che Mercoledì prossimo allo Scriba Club c’è la serata Whist e io e lei abbiamo una sfida in sospeso »
« Riferirò con piacere » promise il mago, mentre il maggiordomo apriva la porta e lasciava uscire Miss Armstrong.
« Nathaniel » lo richiamò Lady Agnes, sbalordendolo nell’usare il suo nome di battesimo. Affiancatasi all’uomo, per lei poco più che un ragazzo, sia l’anziana che Miss Bastet osservarono la figura di Dorothea in attesa di fronte alla carrozza del vialetto. « Trovo interessante la sua scelta. Forse un po’ rurale, ma mi pare una brava ragazza »
« Grazie Milady »
L’aria materna si spense e tornò quella caparbia della ex infermiera.
« Bene. Non intendo farla arrivare tardi a un appuntamento. Buona giornata, Signor Berlino »