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COW-T 11, sesta settimana, M3
Prompt: 009. I imagine death so much it feels more like a memory.
Numero parole: 568
Rating: SAFE
Warning: //
Note: Dark Era o giù di lì ~



I imagine death so much
it feels more like a memory.
[Hamilton, il Musical]



«Ormai immagino la morte così tanto che sembra più un ricordo.»

Ango e Odasaku rimasero col bicchiere sospeso a un soffio dalle labbra. Si voltarono a guardare sorpresi il Dirigente della Port Mafia seduto tra di loro. Erano al Lupin Bar da ore, la mezzanotte era passata ed era innegabile che anche loro avessero ormai superato la soglia della sobrietà. 

«Ricordi di essere morto?» domandò Odasaku piano, per non spezzare l’atmosfera che si era appena creata. Il tempo sembrava essere scivolato fuori dal limbo in cui erano immersi, fatto di odore di tabacco, whiskey e musica leggera di sottofondo. 

«È ubriaco» sussurrò Ango in risposta, inclinandosi appena per adocchiare il più grande oltre le spalle del Dirigente. Tuttavia, il rossore sulle gote della spia era più accentuato rispetto agli altri due, benché sembrasse mantenere meglio il suo classico aplomb

Dazai fece spalluce, tirando una schicchera al bicchiere davanti a lui. Una goccia dell’alcolico schizzò sul bancone e lui la recuperò col polpastrello dell’indice, portandosela alle labbra. 

«So cosa si prova con una corda al collo che ti toglie il respiro un secondo alla volta. So com’è avere i polmoni come spugne pieni d’acqua. La sensazione di freddo per un quasi dissanguamento.»

Le parole di Dazai riempirono il piccolo spazio delimitato solo dalla loro presenza. Gli avventori intorno non si sarebbero mai avvicinati a gente che puzzava di Port Mafia lontano un miglio e questo dava loro tutta la privacy che, spesso, i discorsi sconclusionati del più giovane richiedevano. 

«Hai visto la luce in fondo al tunnel?» 

O la discrezione che le domande un po’ stravaganti di Odasaku necessitavano. 

Dazai scoppiò in una piccola e genuina risatina. Al suo fianco, Ango sospiro pesantemente, poggiando il bicchiere come se si fosse accorto in quel momento di bere la stessa cosa degli altri due e potesse finire contagiato dalla medesima stupidità. 

«Non c’è alcuna luce da nessuna parte» celiò Dazai, scivolando sul bancone per la stanchezza, la testa appoggiata sulle braccia incrociate. Fissò Odasaku dal basso verso l’alto con quell’unico occhio non bendato, ammorbidito da quella battuta che aveva spezzato la tensione del suo discorso. 

«È sempre tutto molto buio» aggiunse con un sospiro. «Non penso sia sbagliato quando si dice che la morte sia nera. Non posso assicurare sul genere, non mi sembra di aver mai visto una Signora. Tu che ne pensi, Ango?» concluse, voltando la testa nella sua direzione e strusciando la guancia sulla manica. 

«Io che ne so» borbottò il quattrocchi, massaggiandosi le tempie con le dita di una mano. Erano arrivati a degenerare come al solito. 

«Ogni giorno cerco di immaginare un nuovo modo per farla finita, perché non provi anche tu?» propose Dazai, riacquistando un po’ della sua verve per gli argomenti insensati. 

«A che pro?» 

Ango stette al gioco, ma non tardò a pentirsene. 

«È un ottimo esercizio. Prima o poi moriamo tutti, no? Se lo immagini, forse sarà meno doloroso. Io non voglio una morte dolorosa.»

La spia scelse di tacere e tornare a bere. Era l’ora di stordirsi. 

«E tu Odasaku? Immagini mai di morire?» 

Dazai tornò all’attacco, girandosi di nuovo verso il maggiore. 

«Non per il momento» sospirò l’uomo, ordinando un altro giro di whiskey. 

Il Dirigente si tirò su a sedere, stiracchiandosi. 

«Prima vuoi scrivere il tuo romanzo?»

«Già.»

«Non vedo l’ora di leggerlo! E voglio l’autografo!»

Era una di quelle serate


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Cow-t, terza settimana, M1

Prompt: Neonato / Cuccioli

Numero Parole: 1186

Rating: SAFE



Sul documento che Dazai aveva ricevuto da Ango qualche ora prima c'era chiaramente scritto "Merce di lusso. Valore stimato per pezzo: 100,000 yen. Numero pezzi: 90 ca. Massima priorità ricerca compratori", ma nessuna voce riportava che i suddetti pezzi avessero la coda o abbaiassero. 

Dazai sospirò pesantemente, guardando di nuovo il documento e poi il magazzino in cui era stata "scaricata" la merce del container. O meglio, era stato lo stoccaggio più veloce di cui avesse memoria, essendo che ogni "pezzo", per citare il documento, fosse sceso di propria spontanea volontà dal trasporto. 

"Dazai" iniziò Odasaku, attirando l'attenzione su di sé. Era seduto al centro del magazzino e aveva un numero imprecisato di musi che lo annusavano e facevano a gara a riceverne le coccole. "Hai mai visto la Carica dei 101?" 

Era serio e Dazai sospirò di nuovo, incrociando le braccia. Abbassando lo sguardo, si ritrovò a fissare un altrettanto imprecisato numero di musetti e code scodinzolanti. "Dovrei?" 

"No" replicò l'altro, con un tono molto più morbido e sovrappensiero del solito. "Sakura e i bambini lo adorano" continuò, mentre i cuccioli conquistavano sempre più terreno sopra di lui, arrampicandosi ovunque. "Credo abbiano fame." 

Il giovane Dirigente della Mafia sospirò una terza volta e tirò fuori il cellulare, iniziando a digitare un numero a memoria. 

"Boss, sono Dazai. Ha presente la partita di merce di lusso in arrivo oggi con richiesta di stoccaggio urgente? Ah ah, quella, apparentemente. Con la stessa urgenza ci servirebbe un camion di cibo, un paio di veterinari e venti agenti col pomeriggio libero." 


Dazai non aveva mai visto Odasaku così imbronciato come quando ebbero finito di contare i cuccioli di dalmata e risultarono essere cento precisi. Non uno di più, come sembrava desiderare il più grande. In compenso, mangiarono per il doppio del loro numero. 

Nel mentre, Dazai chiuse l'ennesima chiamata e decise anche di spegnere il cellulare, facendolo scivolare in una delle tasche del giaccone. 

"Che storia" esordì esausto. "Ango era inferocito. Pare che ci sia stato un qui pro quo con il proprietario della merce. Ci sarebbero dovute arrivare statuine pregiate a forma di cane, non cento cuccioli di razza." 

Odasaku stava supervisionando alcuni dei cagnolini che si erano affollati alle ciotole per mangiare, mentre con un biberon sfamava i più piccoli non ancora svezzati. Un po' in ogni angolo del magazzino era lo stesso, con agenti che sembravano tornati bambini mentre giocherellavano con i vari quadrupedi. Il più serio apparentemente era Hirotsu, che stava ascoltando il resoconto dei veterinari, ma era anche intento a tenere in braccio e accarezzare uno dei vari cuccioli. 

"Cosa ha deciso il Boss?" domandò Odasaku senza però distogliere l'attenzione dal piccoletto che si abbeverava con ingordigia. Altri tre cuccioli, piccoli e ancora senza macchie, erano in mezzo alle sue gambe, già con lo stomaco pieno e il musino sonnacchioso. "Serviranno delle cucce e delle coperte. E qualcuno che rimanga a supervisionarli" continuò, senza aspettare risposte. Sembrava come in trance, preso da tutti quei musi in cerca di attenzioni. 

Dazai non aveva più la forza di sospirare o borbottare. A lui neanche piacevano i cani, ma vedere Odasaku così preso gli stava facendo sopportare meglio tutto il casino all'interno del magazzino. 

"Ha già incaricato Ango e altri intermediari di piazzarli. Sembra che l'equivoco lo abbia divertito abbastanza da chiudere un occhio e non li rispedirà indietro. Anche perché non credo sopravvivrebbero a un secondo viaggio. Comunque, ha bloccato i pagamenti. Alla fine valgono quanto dichiarato, anche se le spese extra da qui a quando riusciremo a sbarazzarcene non sono coperte" Dazai finì ugualmente di sbuffare, prendendo su uno dei cuccioli più piccoli e facendosi passare un biberon da Odasaku. "Hirotsu ha già predisposto un presidio notturno. Sarà un miracolo se non avremo un blitz della polizia militare o di qualche ente per la protezione animali." 

"Posso rimanere anche io stanotte."

Dazai lo guardò per nulla convinto. "Ti piacciono davvero i cani, eh?" 


Alla fine Odasaku non rimase nel magazzino per la notte. In compenso, ottenne da Dazai il permesso di portarsi dietro uno dei cuccioli, con la promessa di riportarlo indietro il giorno dopo. 

"Siete impossibili" li apostrofò Ango quando quella sera scese le scale del Lupin. Gli bastò un'occhiata per individuare il cucciolo in braccio a Odasaku, con le zampette sul bancone mentre si sbaffava tutto il latte di una ciotolina. "Le chiedo scusa a nome dei miei amici" disse Ango al barista mentre si sedeva. 

"Ehi, io non c’entro, non ero neanche d'accordo" puntualizzò Dazai lamentoso, le braccia incrociate sul piano in legno e la testa abbandonata su queste, vicino al suo bicchiere di whiskey serale appena finito. Era esausto. Non pensava che badare a una carica di cuccioli di dalmata fosse così sfiancante. 

"Dovrei crederti?" Ango lo guardò con una di quelle occhiate che significavano si tratta di Odasaku, gliele fai passare tutte lisce come lui fa con te. Dazai mise su il broncio, ordinando un altro giro di bevuta. 

"Lo sai che non puoi tenerlo?" continuò Ango, guardando verso il più grande. 

"Io sarò permissivo, ma tu sei proprio cattivo. Che poi il danno lo hai fatto tu, no?" rincarò Dazai. 

Ango si spinse gli occhiali sul naso con espressione così seria da rasentare l'omicidio. Mai mettere in dubbio il suo lavoro. "Il compratore ha pensato di fare il furbo. Ho passato la mattinata a ricontrollare tutte le conversazioni e gli accordi e si è sempre e solo parlato di statuine e non cani reali. Per colpa di questo ho dovuto passare poi il pomeriggio a cercare acquirenti di cani di razza, e ci tengo a precisare che non è un target che la Mafia tratta." 

"Ma sicuramente sei riuscito già a piazzarne la metà, non è vero?" ridacchiò Dazai. 

"Sessantasette di quei cuccioli partiranno entro le prossime quarantotto ore per cinquantatre adozioni" fu la replica concisa della spia, neanche fosse stata un'informazione scritta appena stampata. 

"Efficientissimo come al solito."

"Mi piacerebbe tenerne uno" esordì Odasaku di punto in bianco, interrompendo il battibecco e attirando l'attenzione degli altri due. Aveva un accenno di sorriso sulle labbra che era una vera rarità, questo mentre il cucciolo di Dalmata gli leccava tutta una mano e cercava coccole contro il suo palmo. "Ma non posso permettermelo. Ho già le spese dei bambini e non sono mai a casa. Non è il momento giusto per prendere un cane." 

Ango e Dazai si scambiarono un'occhiata complice. 

"Sono certo che se chiedo al Boss di tenerne uno me lo sconta. Sono pur sempre uno dei Dirigenti della Mafia" iniziò Dazai, battendo il pugno sulla mano. 

Ango si risistemò di nuovo gli occhiali accennando un segno di ok con le dita. "Posso contribuire con la metà delle spese e trovare un buon addestratore e un dogsitter. Oggi ho dovuto fare diverse ricerche per piazzare i cuccioli, sarà uno scherzo." 

"Però poi voglio scegliere il nome!" proseguì il giovane Dirigente della Mafia con più foga.

"Penso che un collare bordeaux sarebbe davvero carino” gli andò dietro Ango, annuendo con convinzione. 

Odasaku li lasciò parlare. Pensare a quel cucciolo adottato da loro tre era un’idea tanto strana quanto piacevole. 


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