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[personal profile] sidralake
Cow-t, ottava settimana, M5
Prompt: Commozione
Numero parole: 737



Erano le prime luci dell’alba. Il deserto, sotto i raggi del nuovo sole, era una distesa di oro rosso e l’atmosfera era appena tiepida. Krolia non si tolse la coperta pesante che l’avvolgeva, nonostante non sentisse freddo, ma la sensazione era piacevole. Era sul divano della stanza, in mezzo al macello lasciato da Ken la sera prima tra fogli, calcoli statistici, appunti, appoggiata con la tempia al vetro della finestra e fissare il paesaggio. Secondo Ken non c’era molto da osservare lì, che l’unico spettacolo che valesse la pena fosse il cielo di notte, ma con lei era giocare una partita a poker fallimentare. Ken le aveva detto che un giorno avrebbe trovato il modo di portarla sulla costa a vedere il mare, e poi le montagne, e anche una o due città che le aveva mostrato su qualche rivista.
Il giorno in cui l’umanità saprà di non essere sola nell’universo è vicino.
Era stata una frase detta con trasporto e poco senno, e che Krolia non era più riuscita a togliersi di mente. Ken era una persona pratica, furba e, quando voleva, attenta; ma era anche vero che aveva la testa sempre persa nei pianeti e nei segreti oltre l’atmosfera terrestre, oltre il sistema solare, quei mondi che Krolia, arrivando sulla Terra, aveva reso reali e accessibili ai suoi occhi.
L’aveva detto baciandole una tempia, in uno dei suoi momenti di dolcezza a cui si era abituata pian piano, mentre le accarezzava il pancione.
La sua missione era stata portata a termine quasi un anno prima, ma gli eventi le erano sfuggiti di mano nel conoscere Ken, nel farsi nascondere da lui agli occhi della Garrison Galaxy, e poi quello. Un figlio. Una creatura che le strumentazioni umane, per quanto arretrate, davano per sana, nonostante ai suoi occhi risultasse troppo piccola.
Ken era felice, sembrava aver realizzato più sogni di quanti ne avesse potuti pensare. Krolia, al contrario, nascondeva il leggero tremore di quella situazione, man mano che i mesi passavano.
Nascondersi per lei non era una novità. Lo faceva da sempre, da quasi tutta la vita, quindi passare mesi in una baracca nel deserto, potendo uscire principalmente quando erano sicuri che non ci sarebbero stati occhi indiscreti in giro, non era nulla cui non fosse abituata. Anzi, le montagne isolate offrivano una certa tranquillità.
Ma questo valeva per lei, ma per il bambino? Per quell’ibrido, perché di quello si trattava, che le cresceva in grembo? Sarebbe potuto nascere con l’aspetto di un Galra, e allora Krolia aveva già deciso che lo avrebbe portato via con sé. Se invece fosse nato umano… sarebbe cresciuto lì sulla Terra col padre.

Ken la trovò ancora sul divano, nelle coperte, a canticchiare. Lei non si accorse della sua presenza finché non lo scorse nel proprio campo visivo e si interruppe.
« Cos’era? Continuala » le chiese, senza smettere di guardarla con quegli occhi che la adoravano. All’inizio l’avevano messa in soggezione, ma alla fine si era abituata, aveva compreso tutto l’affetto che c’era dietro.
Riprese a canticchiare, entrambi portando la mano sulla curva del ventre.
« È una ninna nanna » concluse, senza poterlo guardare.
« Ehi » mormorò, carezzandole le guance e sentendole umide. « Cosa succede? »
« Non lo capisco » rispose lei, sinceramente frastornata dalle proprie emozioni. « Tutto questo non doveva accadere… Io, te, il bambino… avevo una missione, finita quella sarei dovuta ripartire… ma non mi- non mi sento in colpa… sono felice » e alle sue parole scesero nuove lacrime da entrambi gli occhi, catturate dalle dita di Ken sulle sue guance. « Non sono neanche preoccupata della natura del bambino… non mi importa che nacqua Galra o umano… ma- ma avrà solo uno di noi due, dopo, e questo mi- »
Ken le diede un bacio sulla fronte, per poi intrecciare le loro dita insieme e tenere la fronte l’una contro l’altra. Non c’era davvero bisogno di aggiungere altro.
Krolia avvertì, anche senza parole, lo stesso turbamento che provava lei; non vide lacrime agli angoli dei suoi occhi, ma fu come se ci fossero, nonostante il sorriso, questo era mesto, di chi ci aveva pensato e ripensato a lungo, cercando di non far trapelare la commozione.
Rimasero così quel giorno, l’una tra le braccia dell’altro, senza che il mondo richiedesse la loro presenza, senza alcuna voglia di pensare ulteriormente al futuro, ma solo a quello che avevano in quel preciso momento.

April 2025

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